venerdì 12 dicembre 2008

Voti in fuga




In attesa che arrivino i voti reali, quelli che usciranno dalle urne il prossimo lunedì dopo le elezioni regionali abruzzesi, in questi giorni il Partito Democratico deve fare i conti con i voti «virtuali» rilevati dai sondaggi. Due in particolare: quello condotto dall'Ispo di Renato Mannheimer per Affaritaliani.it e quello commissionato da Repubblica.it all'Ipr-Marketing. Il quadro che ne esce, per il Pd, è a dir poco sconfortante, sotto tutti i punti di vista. Non deve stupire, perciò, che nella giornata di ieri Walter Veltroni e Massimo D'Alema, nell'ultimo mese al centro di una lotta senza quartiere, abbiano deposto l'ascia di guerra per fronteggiare con una parvenza di unità l'allarme rosso proveniente dalle indagini demoscopiche. Ma procediamo con ordine.
L'Ispo ha reso noto che, negli ultimi 15 giorni, il Partito Democratico ha subito una flessione quantificabile in un milione di voti, passando dal 30% di due settimane fa all'odierno 28%. Commentando i risultati dell'indagine, Mannheimer ha dichiarato ad Affaritaliani.it che questi voti «sono andati un po' all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e un po' sparsi». I motivi di questa débacle? «Le questioni interne, i continui conflitti tra le varie anime del partito e anche le recenti vicende giudiziarie che hanno colpito il Pd in diversi comuni, da Napoli a Firenze».
Ipr-Marketing, invece, si è concentrata sulle intenzioni di voto degli italiani in vista delle elezioni europee della prossima primavera. Anche in questo caso, per quanto riguarda il dato nazionale complessivo, il partito di Veltroni si assesta su un deludente 28%. Un dato di gran lunga inferiore non soltanto al risultato ottenuto alle politiche del 13 e 14 aprile scorsi (-5,2%), ma anche alle europee del 2004, quando Ds e Margherita, presentatisi insieme a Sdi e Repubblicani sotto le insegne della lista «Uniti per l'Ulivo», avevano raggiunto quota 31,1%. Le cose non vanno meglio se si analizzano i dati scorporati per circoscrizioni: qui salta immediatamente agli occhi, nel calo generale di consensi per il Pd, il tracollo del partito al nord, in particolare nel nord ovest della penisola (-4,5% rispetto alle ultime europee). Tradotti in seggi all'europarlamento, questi numeri potrebbero significare 4 o 5 deputati in meno a Strasburgo.
Come l'Ispo, anche l'Ipr-Marketing rileva, contestualmente all'emorragia di voti del Partito Democratico, una forte crescita dell'Italia dei Valori, che passa dal 4,4% delle ultime elezioni politiche al 7,8%, quasi raddoppiando i suoi consensi. Segno che, sin dalla scelta di non aderire al gruppo parlamentare del Pd e di presentarsi, nel suo primo discorso alla Camera, come il vero oppositore «duro e puro» a Berlusconi e al centrodestra, Antonio Di Pietro in questi mesi non ha sbagliato un colpo, erodendo, giorno dopo giorno, il capitale di voti del suo principale alleato.
In aggiunta a ciò, a preoccupare i Democratici è anche un altro dato contenuto nel sondaggio pubblicato su Repubblica.it: la crescita del Popolo della Libertà, che sale dal 37,3% del 13 e 14 aprile al 39%. Evidentemente, le critiche quotidianamente rivolte dal Pd al governo di cui il Pdl è l'asse portante non sono riuscite a interrompere la «luna di miele» con gli italiani e a riportare «a casa» quegli elettori che, come ricordava Daniele Capezzone durante l'ultimo Consiglio Nazionale di Forza Italia, alle politiche sono passati dal voto al Partito Democratico a quello per il Popolo della Libertà.
Come accennato all'inizio, non deve stupire il fatto che, con i risultati dei sondaggi sotto gli occhi e nel bel mezzo della bufera che sta investendo le giunte rosse che amministrano importanti città italiane, Veltroni e D'Alema abbiano deciso di firmare di comune accordo, come titola Il Tempo, un «armistizio»: la priorità, in queste ore, è quella di pilotare insieme il Pd fuori da una tempesta che rischia non soltanto di spazzare via la leadership veltroniana, ma anche di inghiottire nel suo vortice tutto il partito e tutta la sua classe dirigente - Baffino compreso.

Da Ragionpolitica

L’opposizione contesta il caro-parcheggi


Dal Messaggero del 12 Dicembre

FALCONARA Sull'aumento della tariffa oraria dei parcheggi da 90 centesimi a un euro insorge l’opposizione mentre per Confcommercio la priorità resta il tavolo di concertazione per ridisegnare la mappa delle righe blu. L'aumento, stabilito dalla disciplinare allegata al bando di concorso per trovare un nuovo gestore dei parcometri dopo il 31 dicembre, data di chiusura dell'attuale titolare Esino Entrate, scatena Pd e Cittadini in Comune. «In un momento di crisi - attacca Antonio Mastrovincenzo, Pd - significa colpire ulteriormente i cittadini. Il centrodestra aveva più volte garantito che non avrebbe "messo mano alle tasche" dei falconaresi. Questi 10 centesimi sommati ai 20 già decisi dal commissario prefettizio a gennaio portano a un aumento del 30% rispetto a quando a governare era il centrosinistra. Tra l'altro di questo non è stata minimamente informata la commissione consiliare». Restano invariati gli abbonamenti di sosta per i residenti. «L'aumento di 10 centesimi - spiega l'assessore alla Viabilità Loriano Petri - è stato deciso per rendere più appetibile il bando, e comunque restiamo inferiori ai Comuni vicini». In effetti un'ora di sosta costa 1,20 sia ad Ancona che a Jesi e Senigallia. «L’aumento è solo un modo di fare cassa - sbotta Loris Calcina, Cic - Così non si risolvono i problemi di viabilità e parcheggi. Si tratta di un aggravio senza riscontri. Per risolvere la questione occorre ripensare in generale alla mobilità cittadina, garantendo ai residenti che i permessi resteranno invariati e ponendo attenzione ai commercianti, magari estendendo i pass natalizi per i clienti a card per tutto l'anno». Sul fronte negozianti, la notizia dell'aumento non scompone Confcommercio che la prossima settimana avrà il primo incontro con l'amministrazione per stabilire l'iter di lavori di gennaio. Sul tavolo, la nuova mappatura delle righe blu. «Il problema non è l'aumento - avverte Fabrizio Tarroni, responsabile della categoria - ma dobbiamo discutere per allargare il disco orario a scapito delle zone a pagamento». Facoltà che nel bando il Comune si è riservato fino a un massimo del 20%.

giovedì 11 dicembre 2008

Pensierino della sera











Il Partito democratico sta avviando una crociata programmata contro l’assessore ai servizi sociali. Il vicesindaco, in campagna elettorale, pur sapendo che la sinistra avrebbe vinto (poi non e’ stato cosi) ha fatto la sua scelta coraggiosa, lasciando il vecchio per provare il cambiamento. Quando poi si vincono per 149 voti si capisce come l’appoggio di Baldassarri sia stato determinante per questa amministrazione. Da qui l’odio atavico che il Partito democratico prova nei confronti del vicesindaco. Lo accusano di tutto, secondo me anche della peste del 1600. Conosco Gilberto da 15 anni e lo vedo al lavoro ogni giorno in maniera diligente nel suo ufficio, circondato da un ambiente che a volte lascia molto ma molto a desiderare. Ma ogni giorno lo trovo lì seduto sulla sua sedia, alle 9 della mattina quando arrivo, che riceve e tenta di risolvere i problemi delle persone. Il Pd potra’ dire cio’ che vuole ma ogni giorno, io e Gilberto siamo lì, per cercare di tappare i disastri fatti da chi ci ha preceduto. Non accetto di leggere sui giornali che “i servizi sociali meriterebbero ben altri amministratori”. Il centrosinistra ci ha già abituato molto bene ai propri amministratori. Buchi neri cosi’ grossi non se ne vedevano dai tempi di Guerre Stellari. Oh Gesu', cosa ho scritto, non sono stati loro, mi sbagliavo con Ds e Margherita! Chi attacca Baldassarri, che viene dal popolo, e che conosce il significato della parola lavoro, perde probabilmente una formidabile occasione per tacere.

La prossima volta fate come Walter.....


Raimondo Baia
Abbiamo speso molto per rendere più sicuro l’impiantodi Falconara
Ugo Brachetti Peretti, il futuro della raffineria è a una svolta
“Nuova Api, una vita che va oltre il petrolio”



Dal Corriere dell'11 Dicembre

ANCONA - Nello studio di corso Italia a Roma, due passi da piazza del Popolo, dietro alle spalle di Ugo Brachetti Peretti c’è una carta geografica anni 70 di tutto il mondo larga quanto una parete. Di fronte, una gigantografia aerea della raffineria di Falconara. Sembrano due universi distanti anni luce, invece no, gli estremi si toccano per Api, il mondo “è” la raffineria di Fiumesino. Ed è al centro di un crocevia delicato. Forse il più delicato della sua storia ultrasettantennale. Dietro, un passato in cui la proprietà andava due volte all’anno in raffineria, gli incidenti, i rapporti problematici con una parte della città. Davanti, la speranza di un rapporto virtuoso da cercare con il territorio, l’obiettivo della diversificazione nell’approvvigionamento e soprattutto della produzione di energia. In mezzo c’è lui, Ugo Brachetti Peretti, 43 anni, da poco presidente della holding di famiglia: in controluce al restyling del marchio (presto solo targato Ip, il cavallo resta solo per la holding Api), ha svecchiato il management, ha rinunciato all’entrata in Borsa, viene in raffineria due volte al mese, ha realizzato un accordo con il Comune di Falconara per chiudere le vertenze legali e avviare una serie di progetti. Ironia della sorte: la scorsa primavera venne al palaBadiali al comizio di Veltroni (di cui si disse sostenitore), oggi deve dire grazie a un uomo del centrodestra, Goffredo Brandoni, che gli ha riaperto le porte della città. In mezzo, ci sono soprattutto le centrali termoelettriche a ciclo combinato, alimentate a metano, da 580 megawatt complessivi. Api le ha proposte al ministero e alla Regione. Ma il piano energetico marchigiano non le prevede. Per la prima volta in questi mesi Brachetti Peretti concede un’intervista sul tema.Presidente, con le centrali termoelettriche vorreste creare un’alternativa al core business. Nel 2007 l’utile lordo di Api ha registrato un lieve calo. Meglio produrre che raffinare?“I margini sulla raffinazione hanno un andamento ciclico. Le centrali termoelettriche invece sono l’inizio di una diversificazione in tema di energia che il gruppo vuole perseguire fortemente, anche attraverso altre iniziative. Un processo sul quale però si è fatta molta disinformazione, un’autentica campagna denigratoria. Ho letto da qualche parte che le due centrali sarebbero scomponibili: non esiste, sono inscindibili”.Non iniziamo con le polemiche.“Per carità. Abbiamo le nostre colpe. Abbiamo pensato solo a fare gli imprenditori, lavorando per l’interesse del territorio attraverso la nostra attività. Siamo fieri del fatto che durante questi anni non abbiamo mai fatto un’ora di cassa integrazione. Ma non abbiamo tenuto le relazioni a Falconara, un errore grave”.E’ uno dei suoi obiettivi, a quanto pare.“Dobbiamo riuscirci, la raffineria è a un punto di svolta. Abbiamo speso molto per renderla più sicura ed efficiente, ora con le centrali termoelettriche dobbiamo iniziare a diversificare. C’è una vita oltre il petrolio, ma avviare questo processo non è come premere un interruttore. Ci stiamo muovendo in tutta Italia: Sicilia, Calabria, Puglia per l’eolico, abbiamo fatto accordi per il fotovoltaico”.A Falconara però oltre al petrolio ci sarebbe al metano: il passo non è così lungo. Siamo sempre nel ramo degli idrocarburi. “Però il metano è un combustibile ecocompatibile che inciderebbe poco in chiave emissioni. Lo sostiene la valutazione di impatto ambientale del ministero. E poi l’investimento delle centrali portererebbe con sè una serie di interventi strutturali molto costosi, quanto di più avanzato possa offrire la tecnologia. Il risultato sarebbe quello di avere un carico emissivo del sito, centrali incluse, molto inferiore a quello oggi prodotto in termini di nitrati di azoto, polveri e anidride carbonica. Siamo sempre stati dentro i valori prescritti ma così li abbatteremmo ulteriormente. ”.E la sicurezza degli impianti?“Pensi a questo: abbiamo assunto un nuovo amministratore per la raffineria, Cogliati. E’ il migliore in Italia: quando è venuto a Falconara mi ha detto: avete speso un sacco di soldi per questa raffineria. Sa cosa le dico? La nostra raffineria è una delle più avanzate d’Italia e anche d’Europa”.Anche per le emissioni atmosferiche? E che ci dice sulla temperatura dell’acqua? Si è scritto di alterazioni sensibili dell’ecosistema marino legate all’impianto delle centrali.“Qualsiasi impianto industriale produce delle emissioni. Nel nostro caso tuttavia saranno più che annullate da misure compensative negli impianti già esistenti. La letteratura scientifica, cito uno studio del professor Macchi del Politecnico di Milano, sostiene che i cicli combinati a gas rappresentano la migliore opzione tecnologica per la produzione di energia elettrica da fonti. Per quanto concerne l’acqua abbiamo commissionato uno studio all’Università Politecnica delle Marche che smentisce assolutamente il problema”.Supponiamo che la Regione resti ferma sul Pear e il ministero dica: “La centrale si fa”. Voi come vi muovereste? Andreste avanti ugualmente?“E’ rarissimo che io sappia, che possa accadere una cosa del genere con un simile atto d’imperio. E comunque sarebbe sbagliato arrivare a una situazione di contrapposizione netta di questo genere. Credo semplicemente che le centrali servano alle Marche, c’è un fabbisogno energetico che vede la regione in grave difficoltà”.Ma non sta scritto da nessuna parte che si debba essere per forza autosufficienti: quello che non c’è si può prendere da fuori. Altrimenti ogni regione sarebbe un’enclave perfetta.“Ma portare l’energia da fuori costa e costerà sempre di più: siamo sicuri che convenga di questi tempi alle Marche e ai suoi abitanti?”.Per la verità gli economisti teorizzano anche che la domanda di energia non sia destinata a salire, come voi sostenete.“In che senso?”.Nel senso che molte imprese top delocalizzano. E con la razionalizzazione dei consumi in atto, si farà sempre più attenzione agli sprechi: nelle case e soprattutto nelle aziende. “Resta sempre il disavanzo attuale che costringe già adesso le Marche al rapporto peggiore, dietro alla Campania, in termini di dare-avere sull’energia. Se c’è un’opportunità reale di migliorare questo rapporto non vedo perché privarsene. La nostra è una proposta complementare al Pear, non sostitutiva. E comunque, tecnicamente, nel Pear attuale non tornano i conti: anche realizzando tutte le misure previste più le nostre centrali resterebbe un deficit. Ma non è tutto: per ragioni oggettive (nelle Marche c’è poco vento), economiche (è difficile trovare chi investe nella microgenerazione) e strutturali, la rete della regione Marche è instabile. Questo significa che o si innesta puntualmente potenza in un punto, ad esempio a Falconara nel nostro sito, oppure tutti i piccoli puntelli non potranno risolvere la fragilità della rete. Anzi, contribuiranno a incrementare questa instabilità”.Le centrali elettriche si aggiungerebbero o si sostituirebbero, sia pur parzialmente, agli impianti della raffineria?“In questo momento si aggiungerebbero. Ma se le cose dovessero andare bene in relazione all’andamento del mercato è nostra intenzione razionalizzare, creare spazi maggiori e quindi nel tempo andare a ridurre gli impianti dedicati alla raffinazione”.Lo sa cosa dice la gente? Perché le centrali elettriche a Falconara e il fotovoltaico a Tolentino? Se veramente volevano venire incontro a Falconara potevano fare l’opposto.“I motivi sono evidenti per una questione di costi di impianto e trasferimento della materia prima: a Falconara c’è già tutto. Ma, mi creda, Falconara mi sta a cuore molto più di quanto si pensi in giro”.Ci mancherebbe altro.“Le racconto un episodio: ho dato ordine all’ufficio acquisti di Api di avere fornitori solo di Falconara. Quando abbiamo dovuto rinnovare l’appalto per le pulizie, l’unica azienda che ci garantiva il servizio era di Ancona, perché le altre tre o quattro di Falconara da sole non erano in grado di coprire tutte le attività. Beh, le abbiamo contattate una per una e le abbiamo fatte consorziare: così abbiamo dato l’appalto alle ditte di Falconara”.E se non riusciste a realizzare le centrali elettriche?“Non ci voglio nemmeno pensare”.Però è una possibilità reale.“Non ci voglio pensare, perché metterebbe in seria difficoltà il futuro della raffineria. Ma io credo che un punto di equilibrio si possa trovare”.
Fusione del Cam, il sindaco guarda al Sud Italia


Dal Corriere dell'11 Dicembre

FALCONARA - Niente dissapori, anzi “pieno accordo”, con il presidente del Cam e l’incontro con i dipendenti è stato ritardato “solo perché non c’erano novità salienti”. Il sindaco Brandoni, che martedì mattina ha ricevuto una delegazione della Rsu della multiutility cittadina, ci tiene a fare alcune precisazioni vista la difficile situazione dell’azienda. “È mia abitudine ricevere tutti quelli che mi chiedono un incontro - assicura il sindaco Brandoni - e a maggior ragione i dipendenti di una società partecipata del Comune. In premessa del colloquio che ho avuto con i rappresentanti dei dipendenti ho detto loro che se ne sarebbero andati via scontenti perché non potevo dire di più di ciò che ho comunicato. Proprio per questo, non li riceverò finché non ci saranno altre novità”. “Negli ultimi giorni - prosegue il sindaco - oltre alle due aziende, una del nord e l’altra del centro Italia, già contattate è arrivata una proposta da parte di un’altra importante azienda operante nel sud Italia che incontreremo prima di Natale”. Fermo restando che l’ipotesi di fusione con Anconambiente non è ancora tramontata e, infatti, un nuovo incontro è in programma a breve. Brandoni ribadisce di avere sempre scelto di partecipare a tutti gli incontri assieme a due assessori e al presidente del Cam Roberto Sciocchetti condividendo sempre le linee da tenere. “Questo è il mio modo di fare - dichiara - non prendo mai decisioni da solo. Anche in futuro continuerò ad operare collegialmente e nella massima trasparenza”. Infine il primo cittadino fa sapere che “il bilancio 2008 del Cam sarà chiuso, nella peggiore delle ipotesi, con un disavanzo di 350 mila euro (quindi non in pareggio come scritto erroneamente nella nota del Comune diffusa martedì pomeriggio) e che l’amministrazione auspica di portare in equilibrio nel 2009 il bilancio della partecipata. Per quanto riguarda l’avvio della raccolta porta a porta, il sindaco Brandoni (che alcune settimane fa aveva deciso di posticipare sine die a causa dei costi troppo elevati) conferma che l’intenzione dell’amministrazione è quella di partire a primavera. Il nuovo sistema di raccolta rifiuti riguarderà circa 5 mila abitanti, i residenti del quartiere Palombina Vecchia, ma dovrebbe essere diversa, cioè più “leggera” rispetto a quella in corso di attuazione ad Ancona.