giovedì 22 ottobre 2009

Rotatoria curata da sponsor privati


Dal Corriere di oggi

Falconara Sarà interamente a carico dei privati, e quindi a costo zero per il Comune, la manutenzione della rotatoria (denominata per i burocrati “St 28 Cf rotatoria Ipersidis su via Marconi”) che conduce da via Marconi al supermercato Cityper. Come previsto dal bando di gara per la sponsorizzazione delle aree verdi del Comune di Falconara, la rotatoria è stata affidata alla ditta Verdepiù Impianti di Castelferretti che potrà pubblicizzare in quello spazio la propria attività e in cambio si occuperà degli interventi di manutenzione e degli eventuali allacci idrici ed elettrici. “Si tratta del primo atto di un percorso di ricerca di sponsor privati per recuperare i fondi necessari alla manutenzione del verde e delle infrastrutture comunali – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Matteo Astolfi - L’auspicio è che questo primo intervento faccia da catalizzatore per tutti quei soggetti privati interessati a pubblicizzare la propria attività nelle rotatorie e negli spazi verdi lungo le strade comunali”.

mercoledì 21 ottobre 2009

Il problema dell’indotto, altri dipendenti in ferie forzate

Dal Corriere di oggi


Falconara Ormai è quasi ufficiale, diverse decine di dipendenti delle ditte appaltatrici che lavorano all’interno della raffineria Api, saranno messi in ferie forzate fino alla fine dell’anno e poi con l’inizio del 2010 potrebbe scattare la cassa integrazione. La vertenza Api si estende anche ai lavoratori esterni che già nei giorni scorsi avevano manifestato la loro preoccupazione durante un’assemblea organizzata dalla Cgil. “Questi dell’indotto – aveva spiegato Valeria Talevi della Cgil – sono lavoratori invisibili, ma ciò non toglie che il settore che verrà colpito pesantemente”. Secondo la Talevi si tratta di una vertenza particolarmente è difficile, perché l’attività delle ditte appaltatrici locali (quindici aziende del territorio, suddivise in due consorzi con in totale almeno 400 dipendenti, più altre ditte che non appartengono a nessun consorzio) è strettamente connessa con quella del polo industriale e infatti lunedì mattina, giorno del terzo sciopero, diversi rappresentanti delle ditte appaltatrici erano in strada con i colleghi della raffineria. “Credo – aveva osservato la sindacalista della Cgil – che sia ora di fare una riflessione più ampia su quanto potrebbe accadere nella nostra zona, onde evitare di ritrovarci con un Fabriano, ma al quadrato. Bisogna fare progetti, investire su qualche idea nuova, non si può aspettare e basta, non si possono fare i conti sui pre-pensionamenti”.

martedì 20 ottobre 2009

Api, la protesta sotto la pioggia Terza giornata di sciopero.
Scintille tra dipendenti e capo del personale


Dal Corriere di oggi

Falconara Terza giornata di sciopero, ieri, per i lavoratori Api che contestano il nuovo piano industriale con i suoi 140 “esuberi”. Il presidio, iniziato alle 7, è terminato poco prima di mezzogiorno e - hanno fatto sapere i rappresentanti della Rsu aziendale - “è stato compatto ed affollato nonostante la pioggia “. Presente davanti alla raffineria anche una delegazione di lavoratori delle ditte in appalto. “Unico momento un po’ critico – spiega Massimo Duranti della Rsu – l’azione ’provocatoria’ del capo del personale che è arrivato in portineria con dei badge in mano e li ha timbrati uno dopo l’altro proprio davanti a noi, anzi facendoli vedere in modo chiaro che li stava passando nella macchinetta. C’è chi si è agitato, ma siamo riusciti a mantenere la calma. Con ogni probabilità si trattava dei badge di persone che sono entrate da un ingresso laterale”. I dipendenti del petrolchimico falconarese domani saranno ricevuti in audizione dalla terza commissione consiliare della Regione e si augurano di “poter capire finalmente quale sarà l’impegno delle istituzioni”, poi giovedì è già in agenda il secondo tavolo tecnico con l’azienda per discutere i dettagli di questo piano che taglia drasticamente in molti settori ritenuti vitali. “A questo punto – osserva Duranti – ci auguriamo che i vertici della società si decidano a scoprire finalmente le carte, così è molto difficile condurre una lotta, perché in sostanza non abbiamo quasi nulla in mano”. Da un primo esame della situazione, effettuato durante il tavolo tecnico del 13 ottobre (a cui hanno preso parte Gilberto Zoppi della Filcem Cgil, Andrea Fiordelmondo della Uilcem Uil e Daniele Paolinelli della Femca Cisl, i delegati delle Rsu, il direttore del personale e il direttore dello stabilimento Api di Falconara) è chiaramente emerso che i tagli saranno effettuati in quasi tutti i reparti, compresi gli uffici amministrativi e di progettazione (che a quanto pare saranno esternalizzati) ed il settore sicurezza. “In questo ambito pensano di eliminare dodici persone – precisa Duranti – e su questo in particolare la discussione è stata pesante anche se per questo comparto specifico l’azienda ci ha già precisato che ci vorrà il parere del Ctu della Regione il quale aveva impostato il settore dopo l’incidente del 1999. Noi non vogliamo muro contro muro, ma di certo l’azienda ci è sembrata molto determinata”. Dall’inizio di ottobre, cioè dalla presentazione del piano industriale, i lavoratori Api hanno incrociato le braccia diverse volte, con tre scioperi programmati (12, 18 e 19 ottobre) e poi con una serie di manifestazioni spontanee.

lunedì 19 ottobre 2009

Settimana calda all’Api
Ieri impianti al minimo, oggi terzo giorno di sciopero e presidio


Dal Corriere di oggi

Falconara Impianti al minimo tecnico ieri alla raffineria Api per il secondo giorni di sciopero a sostegno della vertenza che vede i lavoratori contro l’azienda ed il suo nuovo piano industriale. Secondo quanto reso noto all’inizio di ottobre, la società ha calcolato che nel sito di Falconara ci sarebbero 140 “esuberi” in tutti i settori, da quello impiantistico agli uffici amministrativi ed all’area progettazione. La reazione delle Rsu e dei sindacati di categoria è stata immediata e, oltre a manifestazioni e blocchi spontanei, è stato organizzato un primo sciopero lunedì 12 ottobre a cui è seguito quello di ieri che prosegue anche oggi con una mobilitazione (il presidio di fronte all’azienda inizierà alle 7 per finire intorno alle 12) ed il fermo per 24 ore anche di autobotti e navi. Impianti ad attività ridottaIeri gli impianti del petrolchimico, ad attività ridotta, sono stati comunque presidiati da un numero minimo di operatori, che ad ogni modo, fa notare Massimo Duranti, della Rsu aziendale, “sono sempre il doppio di quelli previsti dall’azienda con il nuovo piano industriale recentemente presentatoci”. Iniziative di protesta e di sensibilizzazione sulla situazione del polo falconarese sono stare organizzate anche nel corso della settimana che comincia oggi, fra queste l’audizione della Rsu (mercoledì 21 ottobre) alla III commissione del consiglio regionale. Il 22 ottobre è in programma il secondo tavolo tecnico con i vertici dell’azienda durante il quale saranno analizzati i diversi aspetti del piano, ma per il momento non sembrano esserci margini di trattativa. Insomma, per vari motivi sarà una settimana calda quella che si apre oggi.Sfuma la prima mediazione E’ finita con un nulla di fatto anche la richiesta della Rsu di prorogare fino al termine della mediazione i contratti a termine in scadenza il prossimo 13 novembre. “L’azienda – spiega Duranti – ci ha proposto di prorogarli per un mese, cioè fino a poco prima di Natale, periodo in cui per un accordo nazionale, questo tipo di vertenze si fermano per forza, non è neanche possibile organizzare scioperi. In sostanza ci hanno detto che per loro la trattativa deve concludersi entro dicembre, perché contano di avviare la riorganizzazione all’inizio dell’anno”. La Rsu, che aveva proposto sei mesi di proroga per i contratti in scadenza, era a questo punto disposta a scendere a tre, ma l’ipotesi è stata respinta dai vertici di Api. “Fra l’altro – precisa Duranti - mentre noi avevamo offerto di cancellare gli scioperi del 18 e del 19, l’azienda ha rilanciato chiedendo di astenerci da qualsiasi tipo di agitazione per tutta la durata della negoziazione”.

domenica 18 ottobre 2009

Seminatori d'odio



Immaginiamo per un attimo questa scena. A Palazzo Chigi siede un presidente del Consiglio del centrosinistra - mettiamo un redivivo Prodi - e un bel giorno un giovane dirigente del Popolo della Libertà apre la sua pagina su Facebook e scrive le seguenti parole: «Ma santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa al Professore?». Che cosa accadrebbe? Come minimo, dopo cinque minuti il giovanotto si ritroverebbe sotto casa la Digos, i Carabinieri, l'Esercito, i militanti dell'Italia dei Valori, i lettori di Repubblica, i compagni al caviale e i reduci della falce e martello pronti a dare la caccia all'eversore, in difesa della democrazia, delle istituzioni e della libertà della nazione. Le penne dell'intellighenzia gauchista scriverebbero sùbito allarmati e concitati appelli alla Corte di Strasburgo, all'ONU e forse persino all'odiata NATO per allertarla sull'imminente pericolo per le sorti del Belpaese. Un dispiegamento di poliziotti, soldati e Caschi Blu farebbe immediatamente un bel girotondo attorno alla sede del governo a protezione del premier. In un batter d'occhio il parlamento sospenderebbe i suoi lavori. La televisione pubblica interromperebbe di colpo le regolari trasmissioni per fare dirette e non stop con inviati sul campo e centinaia di telecamere a seguire l'evolvere della situazione.
Fine del sogno. Torniamo nella realtà e che cosa vediamo? Vediamo il coordinatore dei giovani del Pd di Vignola, provincia di Modena, tal Matteo Mezzadri, che invoca su Facebook una «pallottola in testa per Berlusconi». E vediamo i suoi colleghi di partito che, dopo aver fatto rimuovere la scritta dal social network e aver fatto dimettere l'estensore dal suo incarico, minimizzano, sdrammatizzano, ricorrendo al vecchio adagio del «compagno che sbaglia» tanto caro al Partito Comunista ai tempi delle Brigate Rosse. Poi vediamo i giornali della sinistra (La Repubblica e L'Unità su tutte) che, invece di indignarsi e gridare ai quattro venti la loro preoccupazione democratica, come se niente fosse offuscano la notizia. Chi tace acconsente. E infine vediamo le trasmissioni cult della gauche nostrana, condotte dagli indomiti paladini della libertà d'espressione, che sorvolano, parlano d'altro, continuando tranquillamente nella loro quotidiana opera di delegittimazione totale del presidente del Consiglio. Alla faccia della completezza dell'informazione!
Che dire? Che evidentemente le minacce e le intimidazioni non possono essere definite tali se ad esserne oggetto è Berlusconi; e che il pericolo per la tenuta della democrazia esiste soltanto se sotto attacco finiscono gli uomini della sinistra, mentre quando nel mirino ci sono uomini della destra, e il Cavaliere in particolare, tutto va bene, madama la marchesa! E' davvero un quadro desolante. E preoccupante: non può lasciare tranquilli, infatti, una situazione nella quale le manifestazioni d'odio e d'incitazione alla violenza nei confronti di un capo del governo democraticamente eletto vengono ridotte a burletta o tollerate - quando non alimentate - da partiti presenti in parlamento che si dicono fedeli alle istituzioni, dalla maggioranza della sedicente «libera stampa» del paese e dalla quasi totalità delle principali trasmissioni televisive di approfondimento politico. E' veramente un brutto clima, che Vittorio Feltri, sul Giornale di giovedì, ha paragonato a quello dei primi anni Settanta, «quando si cominciò quasi per scherzo a invocare l'uso delle armi allo scopo di ottenere risultati meno banali di quelli strappati in parlamento dal Pci». Sappiamo tutti che cosa venne fuori da quelle che la sinistra catalogava allora come semplici «ragazzate». Quindi meglio non scherzare col fuoco, tanto più che negli ultimi giorni i segnali di odio e di chiamata alla rivolta in vecchio stile rosso contro Berlusconi si stanno purtroppo moltiplicando (si veda un recente articolo di Toni Negri - ospitato dalla rivista della fondazione dalemiana Italianieuropei - col suo richiamo ai moti contro il governo Tambroni), col risultato di intossicare ulteriormente un clima già saturo di veleni.
Se vi fosse nel nostro paese una sinistra seria e responsabile, essa contribuirebbe a placare i bollenti spiriti e chiamerebbe alla calma il suo popolo. Purtroppo, oggi non esistono più né la sinistra né il suo popolo e lo spazio lasciato vuoto è occupato dagli avvelenatori di pozzi, dagli spacciatori d'odio, dagli strateghi dell'abbattimento del Cavaliere Nero per via non democratica - per usare un eufemismo. La ritirata della sinistra dalla vera politica ha lasciato la scena agli urlatori fedeli al vecchio motto voltairiano aggiornato ai tempi odierni: «Minacciate, maledite, odiate. Qualcosa resterà».


L'occidentale