domenica 21 febbraio 2010
sabato 20 febbraio 2010
Impariamo da Obama la lezione nucleare
Dopo aver deluso i pacifisti e chi sognava la sanità pubblica, Obama rompe anche il grande tabù dei Verdi annunciando un piano nucleare da 8 miliardi di dollari. Il governo offrirà questa “garanzia” alle imprese che hanno vinto l’appalto per due nuove centrali atomiche in Georgia. “I nuovi impianti – ha detto il Presidente dalla sede del sindacato degli elettrici – ridurranno le emissioni di CO2 di 16 milioni di tonnellate ogni anno, il che equivale a togliere dalle strade tre milioni e mezzo di automobili”.
Con questa mossa, il Presidente ha ottenuto tre risultati contemporaneamente. Il primo è aver trasformato il nucleare in una parola d’ordine ambientalista, ripensando da sinistra a forme di energia non inquinanti. Il secondo è aver spazzato via la vulgata per cui nel mondo non si costruirebbero più centrali atomiche. Non è così perché siamo in piena new wave dell’atomo: Germania, Olanda, Scandinavia, tutte nazioni che hanno governi e opinioni pubbliche particolarmente attente e consapevoli dal punto di vista ambientalista, nei prossimi anni costruiranno nuove centrali o proseguiranno nei loro programmi precedenti. Lo Stato pioniere, la Francia, che ha fatto dell’atomo la sua principale fonte di energia, progetta 5 impianti e la Gran Bretagna e gli Usa (l’America di Bush e quella di Obama) fanno altrettanto.
C’è poi un terzo risultato che mostra l’abilità politica del Presidente: aver spiazzato i radicali del Partito Democratico è servito ad aumentare il suo consenso in pezzi non trascurabili dell’elettorato indipendente e repubblicano. Come ha fatto Obama a raggiungere questo risultato bipartisan? Esponendosi in prima persona senza farsi condizionare troppo dalle possibili reazioni dell’elettorato alla parola “nucleare”. Grazie a una visione chiara e una progettualità condivisa, visto che l’atomo può essere un ottimo oggetto di scambio con i governatori degli Stati americani e i politici delle comunità locali che ospiteranno le centrali, compresi i suoi avversari (commesse, compensazioni, pochi ma qualificati posti di lavoro, eccetera).
Noi che il nucleare ancora non l’abbiamo dovremmo prendere esempio da quello che è accaduto in America. Non è un discorso che riguarda i Verdi e gli ambientalisti di casa nostra, che se si parla di nucleare paiono francamente irrecuperabili a qualsivoglia forma di dialogo con il governo. Ci rivolgiamo invece a quella parte della classe politica che ha deciso di (ri)lanciare questo progetto. Nel nostro Paese continuiamo a vivere con lo spettro di Chernobyl e a pensare che il mondo possa fare a meno del nucleare. Così anche la nostra classe politica, quella favorevole alle nuove politiche del governo, teme che l’elettorato possa reagire malamente alle centrali – come dimostra la campagna elettorale per le regionali, con Vendola e la Bonino che ripropongono le loro nostalgiche ma ancora propizie battaglie giovanili, senza trovarsi di fronte avversari pronti a sventolare con la stessa chiarezza la bandiera del nucleare, bensì dicendo “sì ma non a casa mia”.
Proceda, allora, il ministro Scajola, nell’accelerazione dei tempi per la costituzione della Agenzia per la sicurezza nucleare – tassello fondamentale – confrontandosi apertamente con la società italiana, che non è detto sia pregiudizialmente contraria alla ripresa dell’atomo.
Secondo Marco Pierpaoli, segretario comunale di Confartigianato Falconara, “occorre dare subito un segnale di cambiamento alle imprese che da sempre sostengono l’economia falconarese e si trovano a dover pagare tasse altissime per una situazione di bilancio per la quale sicuramente non hanno responsabilità”.
Il presidente comunale Graziano Ragaglia ha posto l’attenzione sull’ottimizzazione dello smaltimento dei rifiuti “senza gravare sulle tariffe del servizio, riducendo al minimo l’imposta comunale per lo smaltimento diretto, stimolando la raccolta differenziata con conseguente abbattimento dei costi di trasporto e conferimento”. “Molte imprese - ha fatto notare Ragaglia - che non conferiscono nulla in discarica si trovano a pagare una tassa sui metri quadrati dei loro laboratori. Bisogna intervenire subito, magari agevolando con detrazioni le aziende virtuose e semplificando anche le procedure estremamente burocratiche per usufruire della riduzione”.
Alcuni imprenditori hanno chiesto di valutare convenzioni con Marche Multiservizi per il ritiro dei rifiuti speciali. Oggi sono molte le imprese che si rivolgono a ditte private, più convenienti, per il ritiro dei rifiuti che per legge non possono essere conferiti nei cassonetti. Confartigianato ha invitato l’amministrazione comunale a “fare la sua parte in questo momento difficile trovando risorse per varare un pacchetto di provvedimenti a sostegno delle imprese che parta dal favorire il coinvolgimento delle stesse nella realizzazione delle opere pubbliche a partire dal rifacimento del manto stradale di quelle strade che a Falconara da anni risultano ormai impraticabili iniziando magari dalle strade dove si verificano maggiori incidenti”.
Dal Corriere
Falconara La Cna falconarese studia il territorio per “capire il mercato e sviluppare un confronto costruttivo a favore degli artigiani e dei commercianti iscritti”. L’analisi condotta in queste prime settimane dell’anno sui dati immagazzinati fino al dicembre 2009, ha evidenziato che la popolazione residente aumenta in tutti i comuni del comprensorio, fatta eccezione per Falconara, dove è in diminuzione già dallo scorso decennio. “Per quanto concerne il tessuto economico – spiega Andrea Riccardi responsabile Cna Zona Nord – il territorio di Falconara, Chiaravalle, Montemarciano, Camerata Picena e Monte San Vito comprende il 10% circa delle imprese della provincia. Se si considerano alcuni dei principali settori economici, si osserva che la zona Nord ha un ruolo relativamente meno deciso nel manifatturiero (8,9%) e che per molte attività di servizio il ruolo del territorio sul totale provinciale risulta maggiore, in particolare se consideriamo il commercio all'ingrosso e al dettaglio, la riparazione di automobili e moto (12,8%), il trasporto e magazzinaggio (14,9%), il noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (12%) e altre attività di servizi (11,7%)”. La popolazione della zona di Ancona Nord è composta per il 6,8% da stranieri, quota inferiore a quella media provinciale (8,1%) e che raggiunge punte massime nei comuni di Falconara (7,6%) e Chiaravalle (7,4%) e quote minime a Camerata Picena e a Monte S. Vito (entrambe 3,9%). Stando all’indagine statistica dell’associazione artigiana falconarese, la struttura per età degli stranieri residenti nell’area a confronto con la popolazione residente di cittadinanza italiana, vede una maggiore presenza di giovanissimi (19,1% contro 12,8%) e, soprattutto, di persone in età matura (79,2% contro 63,5%). Ridottissima la presenza di stranieri in età anziana (solo l’1,7%). Gli stranieri di provenienza rumena sono al primo posto per diffusione nell’area (sono oltre un quarto del totale stranieri) seguiti a distanza da tunisini (12,9%) e albanesi 10,8%).
Dal Corriere
Falconara Interventi di emergenza sono stati programmati in questi giorni dall’assessorato ai Lavori Pubblici per la sistemazione di via Aeroporto e via Caserme a rischio di chiusura per via delle grosse buche presenti sul manto stradale. Lavori in corso anche in via Volta e via Galilei (per ridurre lo smottamento sopra al parco Kennedy) e via del Tesoro, dove, come spiega l’assessore Matteo Astolfi, “il Comune si sta coordinando con l’Anas che sta effettuando il rifacimento del ponte della superstrada”. “L’attenzione è massima – assicura Assolfi – stiamo facendo il possibile per ridurre il pericolo e speriamo di poter avviare il prima possibile una serie di lavori programmati per il 2010”. Entro poche settimane poi dovrebbe essere pronto il bando per l’alienazione di alcuni immobili in cambio dei lavori sulle strade. Nel frattempo è pienamente operativa la “task force” per le emergenze stradali predisposta dall’Ufficio tecnico comunale che ha iniziato una vasta campagna di interventi per la chiusura delle buche e sconnessioni presenti sui piani stradali fin dallo scorso mese di ottobre. Anche Multiservizi sta facendo la sua parte, ripristinando alcuni vecchi scavi fognari che col passare del tempo si sono abbassati rispetto al piano stradale e il Comune ha sollecitato l’intervento su via Marconi. I lavori sono stati scadenzati dando priorità alle strade con un elevato numero di traffico e di fonti di rischio come per esempio strade con forte pendenza, in prossimità di curve e/o incroci. “L’obiettivo di questa estesa e coordinata campagna di manutenzione – dice l’assessore ai lavori pubblici Matteo Astolfi – è quello di sanare la maggior parte delle situazioni di pericolo che si sono venute a creare per gli utenti della strada nel corso degli ultimi anni”. Nel frattempo la squadra operativa comunale “sta battendo a tappeto tutte le vie cittadine per chiudere le buche e le sconnessioni stradali più pericolose”.