giovedì 22 settembre 2011


Chi lavora e chi si fa bello con il lavoro degli altri









Aprendo oggi il Resto del Carlino, rimango basito da quanto leggo: i consiglieri comunali del Partito Democratico Faconarese, Ambrogini e Pieroni, presentano un' interrogazione per chiedere lumi al comune sul fatto che in piazza 2 Giugno a Castelferretti, molti condomini sono infastiditi dalla presenza di 30 ragazzi. Ma andiamo per ordine. Il mese scorso sono stato contattato da alcuni residenti di piazza 2 giugno a Castelferretti. Per chi non la conoscesse sta tra via Cuneo e via Veneto. Mi viene segnalata da tante famiglie, una situazione che rende i loro sonni problematici. Infatti da Luglio, nella piazza antistante i loro condomini, si riuniscono una ventina di ragazzi che a partire dalle 23 fino alle 3 di notte giocano a pallacanestro, tra urla e schiamazzi. I cittadini non riescono a dormire e pregano i ragazzi magari di giocare fino alla mezzanotte per poi andarsene. Niente da fare, sberleffi, sbeffeggi.


Porto quindi il gruppo di famiglie dall'assessore alla sicurezza Clemente Rossi, che interviene con i tecnici comunali velocemente. Dopo 2 giorni e' con me in piazza 2 Giugno a parlare con i residenti per trovare una soluzione. Immediatamente viene spedita una pattuglia dei vigili urbani di ronda nella zona fino alla mezzanotte di ogni serata, in piu' si assicura che verra' tolto il tabellone della pallacanestro in modo da disincentivare i giovani nel loro comportamento recidivo (ne mettiamo pero' 2 al Fioretti per farli giocare, dove non ci sono condomini nelle vicinanze). 4 Giorni fa come promesso, viene tolto il tabellone ed i residenti riprendono fiato. Da parte mia sarebbe stato facile fare un'interrogazione al comune per pubblicizzare il mio piccolo merito, nell'aver contribuito alla risoluzione del problema. Non e' mio modo, non serve, alla fine le persone che mi hanno chiamato si ricorderanno comunque di me.


Rimango quindi esterrefatto da chi, senza aver fatto niente, e per sentito dire, vuole prendersi meriti non ascrivibili sicuramente alla sua parte politica. Mi riferisco alla faccia tosta dei consiglieri Pieroni e Ambrogini. Consigliera Ambrogini non nuova per altro a queste performances. Analoga cosa, 2 anni fa, fece con via Emilia. Infatti cari amici dovete sapere che le famiglie di tre palazzi di via Emilia, indirizzarono alla mia persona una raccolta di firme per sistemare il marciapiede devastato sotto le loro case (ancora opera da realizzare, ma che potete starne certi, faro' realizzare prima della fine del mandato). E guarda un po', anche lì, dopo alcuni giorni, saputa la notizia, la consigliera Ambrogini, molto casualmente presenta un'interrogazione.... indovinate su cosa?? Sullo stato dei marciapiedi di via Emilia.


Cari amici, questo e' il partito democratico.



Raimondo





P.S. segnalo al partito democratico inoltre, che la raffineria mi ha personalmente sganciato un sostanzioso assegno per realizzare una pubblica opera in via XXV Aprile sempre a Castelferretti. Invito la consigliera Ambrogini a presentare dovuta interrogazione.

domenica 18 settembre 2011


http://senigallia-italy.it/news/senigallia-/4345-controcanto-il-consigliere-paradisi-attacca-il-comune.html

scritto da Redazione
Sabato 17 Settembre 2011 15:18



«Ai dirigenti super pagati danno anche buoni pasto»

«Intanto ai cittadini rincarano le mense scolastiche»


SENIGALLIA

VOLUTO replicare alle lamentele del sindaco Maurizio Mangialardi direttamente sul posto dal quale il primo cittadino giovedì ha lanciato l'anatema contro la manovra finanziaria del Governo, paventando a seguito dei tagli ai finanziamenti la chiusura dialcuni servizi e il rincaro di altri. 11 consigliere comunale RobertoParadisi (Coordinamento Civico) direttamente dallo sportello dell'Ufficio anagrafe incalza Mangialardi sventolando il suo 'Libro bianco' dove sta raccogliendo le spese dell'Amministrazione comunale ritenute veri e propri sprechi. «Il sindaco Mangialardi può andare benissimo dal Prefetto di Ancona a riconsegnare la fascia tricolore» attacca Paradisi. «Può lamentarsi per i tagli del Governo, mettendo le mani avanti e paventando un futuro da 'sangue e lacrime'. Una cosa però è certa, il sindaco non può prendere in giro i cittadini perché a quanto pare i soldi ci sono. II problema è che vengono spesi male dall'Amministrazione comunale».

Qualche esempio di quanto sostiene?


«Ho già nei giorni scorsi rimarcato alcune spese non giustificate. Bene, c'è di può. Invece di pensare di ad aumentare tariffe e imposte, perché il sindaco non pensa a ridurre gli emolumenti ai dirigenti comunali, alcuni dei quali superano i 100 mila euro? E comunque si tratta di cifre considerevoli pagate dai cittadini. Come se non bastasse, quasi tutti i dirigenti comunali super pagati, utilizzano i buoni pasto con ristoranti convenzionati e quindi i senigalliesi pagano anche questo costo. Ma come, dirigenti super pagati non possono permettersi un pranzo senza i buoni pasto? Riflettano su questo i senigalliesi e le famiglie alle quali si è chiesto un incremento di 3 euro per la mensa scolastica rispetto allo scorso anno».


STESSO PULPITO
Paradisi parla nel luogo già usato dal sindaco per l’appello.


Nel mirino del consigliere Paradisi ci sono anche i soldi concessi dal Comune ad associazioni cittadine. «Un esempio su tutti dice Paradisi è quello del 2.500 euro concessi alla 'Fratellanza amici del molo' con la singolare motivazione 'Per aver insegnato ai turisti tecniche di pesca'; altri 500 euro sono stati concessi alla associazione 'Confluenze' per escursioni sul fiume Misa».

«E del personale vogliamo parlarne? Il sindaco si lamenta che non sarà più possibile assumere e che I servizi saranno pertanto a rischio. Però guarda caso mi sono recato al Museo dell'informazione dove ho incontrato un dipendente che ha chiesto di essere trasferito altrove e che lì non lavora, non avendo conoscenze di informatica. Quanti casi come questi ci sono negli Uffici comunali e quante risorse potrebbero essere liberate attraverso una mobilità interna?
Continuerò nella mia opera di informare sulle spese del Comune e sono disponibile a fornire ai cittadini che mi contatteranno ogni dettaglio. L'importante è che i senigalliesi prendano coscienza che la situazione che viene loro descritta, nei fatti non corrisponde a comportamenti consoni e coerenti da parte dell'Amministrazione comunale».

LA SCENEGGIATA DI MANGIALARDI IN PREFETTURA

«Ha fatto finta di togliersi la fascia, rinunciando al suo incarico di Sindaco; tornando a Senigallia si è preccupato di guardare nella borsa se la fascia era dentro. Vergognoso!»

Testo in parte rilevato dal Resto del Carlino, per una dimenticanza della nostra redazione. Sull'evento il Corriere Adriatico, notoriamente di regime. non ha scritto una parola!!!

giovedì 15 settembre 2011


Inseguito e preso in mare


Arrestato sospetto pusher tunisino. In manette altri due magrebini




Dal Corriere



Falconara Uno lo hanno preso subito. L’altro sono riusciti ad acciuffarlo in mare, mentre correva trafelato verso gli scogli lasciando dietro di sé spruzzi d’acqua e polvere bianca, l’eroina dispersa dalle bustine che lasciava cadere. I carabinieri di Falconara hanno arrestato con un doppio intervento due tunisini al termine di un’operazione antidroga. Alla fine dell’inseguimento rocambolesco il quantitativo di stupefacente era minimo, i magrebini hanno preso un anno di reclusione per resistenza. Entrambi si sono rifiutati di sottostare agli ordini dei militari dell’Arma di Falconara. Gli uomini del tenente Matteo Demartis martedì mattina attorno alle 11 dalle parti dell’ex piattaforma Bedetti sulla spiaggia di Falconara, stavano svolgendo il solito capillare presidio del territorio con particolare attenzione alla lotta al traffico di stupefacenti.

I due tunisini - balordi che hanno fatto del litorale un rifugio di fortuna - si sono subito mostrati insofferenti, non volevano saperne di farsi identificare. Uno i carabinieri sono riusciti a bloccarlo, anche se si dimenava e ha lanciato qualche gomitata. Il connazionale si è dileguato. Nella fuga si è cambiato, e ha nascosto i vestiti sotto una barca dove poi sono stati trovati. Ma è stato riconosciuto in faccia dai militari, che dopo un’oretta lo hanno rintracciato sempre in spiaggia, ma più verso Ancona, a Torrette. Il nordafricano si è visto perduto, ha cercato scampo in mare dirigendosi verso gli scogli e affrettandosi a disfarsi sul suo cammino precipitoso delle dosi di eroina che aveva addosso. E’ riuscito a fare una quindicina di metri, poi due carabinieri lo hanno bloccato e fatto uscire dall’acqua. Dalla perquisizione è spuntato mezzo grammo di eroina. Troppo poco per contestare la detenzione ai fini di spaccio. Ma per le manette bastava aver costretto i tutori dell’ordine a rincorrerlo e poi aver tirato qualche colpo proibito. Ieri mattina in tribunale, assistito dall’avvocato Fabrizio Belfiore, ha patteggiato la pena di un anno per resistenza. Stessa pena, e stesso destino, per l’altro magrebino.

Un terzo tunisino è stato arrestato dai carabinieri, stavolta del Reparto operativo, L’altra notte in piazzale Rosselli Amouda Dali, 40enne senza fissa dimora, è stato fermato per un controllo perché camminava a capo chino, dolorante. Lui stesso ha confessato di avere ingerito droga. Nel retto aveva cinque ovuli per 123 grammi di eroina bianca, li ha espulsi in caserma. Senza precedenti, ha solo una segnalazione a Voghera. Diceva di venire da Napoli ma aveva un biglietto da vicino Bologna.

Da Il sussidiario.net

SCENARIO/ 2. L'ultimatum a Berlusconi?

Un "golpe" di banche, pm e giornali...

mercoledì 14 settembre 2011


Gli impegni istituzionali a Strasburgo e Bruxelles del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, hanno impedito ieri il faccia a faccia con i pm napoletani in merito alla presunta estorsione ai suoi danni dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. E così, la procura di Napoli ha indicato quattro nuove possibili date per l'interrogatorio, da giovedì 15 a domenica 18 settembre. In caso di nuovi impedimenti a questo punto dovrebbe scattare la richiesta di autorizzazione alla Camera per l’“accompagnamento coatto” del teste. «Per galateo istituzionale – dice a IlSussidiario.net l’avvocato Gaetano Pecorella, già difensore di Berlusconi – si sarebbe dovuto concordare una data, evitando così questo inutile conflitto. Pretendere che l’audizione si svolga necessariamente in quei giorni, tenendo conto della crisi che stiamo attraversando e dei relativi contatti internazionali del premier, è chiaramente una forzatura».

Alcuni autorevoli esponenti del Pdl chiedono al ministro della Giustizia di intervenire inviando gli ispettori in procura. Le sembra una risposta adeguata?

Gli ispettori sono utili quando bisogna fare delle inchieste magari per stabilire se gli uffici funzionano o meno. In questo caso non servono, i fatti sono già evidenti.
Se invece si sono verificati comportamenti scorretti sotto il profilo della deontologia il ministro ha potere di iniziativa disciplinare. C’è infatti un organo delegato a valutare il comportamento dei magistrati, il Csm, a cui il ministro si può rivolgere. Casomai potrebbero servire per indagare su un altro fronte.

Quale?

Da un lato le intercettazioni. Se continuo impunemente infatti a intercettare i dialoghi tra l’indagato e una persona che invece non posso intercettare è evidente che qualcosa non va. Le garanzie di riservatezza di chi ricopre certe cariche decadono.
L’altro aspetto riguarda il contenuto delle testimonianze che quotidianamente escono sui giornali. Il segreto delle indagini viene evidentemente violato. Visto però che i magistrati non indagano mai sulle fughe di notizie forse sarà il caso che inizi a farlo il ministero della Giustizia.

Ma la situazione che si è venuta a creare ha dei precedenti secondo lei?

Io sono convinto che ci sia un piano preciso che vuole togliere ogni ruolo alla politica e al Parlamento, che spesso e volentieri dettano regole poco gradite ai poteri forti.

A chi si riferisce?

Parlo della preoccupante convergenza che si sta verificando tra tre grandi poteri del nostro Paese: quello economico, che non manca occasione di attaccare la politica in maniera trasversale, quello giudiziario e quello dei mass media che insieme conducono e diffondono un certo tipo di inchieste.
Se il piano dovesse riuscire sarebbe la fine della democrazia, la rappresentanza cioè di chi è eletto dal popolo e non di chi ha il potere economico, giudiziario o dell’informazione.

Da ultimo, in questi giorni c’è una parte dell’opposizione moderata che consiglia Berlusconi di farsi da parte in cambio di un’“amnistia”, di una specie di “salvacondotto” per la sua persona e per le sue aziende. Una via percorribile o una semplice boutade?

È un’ipotesi completamente fuori dalla realtà, irrealizzabile a livello giuridico. Fare una legge per una sola persona che dica in sostanza che Berlusconi non può essere processato non ha il minimo senso.
L’unica soluzione che da anni si sarebbe dovuta adottare, anche se non lo si è voluto fare, è l’immunità parlamentare, che garantisce la libertà rispetto a eventuali iniziative improvvide della magistratura.
Oggi è un dato di fatto che la libertà politica è minacciata. I deputati che presentano alcune leggi sono autorizzati a temere possibili ritorsioni. Bisognerebbe iniziare a rifletterci, al di là degli interessi di parte.

(Carlo Melato)


Da Il sussidiario.net

SCENARIO/ 1. Sapelli: vi spiego il gioco

dei "poteri forti" che comandano la crisi

mercoledì 14 settembre 2011

L’ultimo requisito statualistico che rimane è quello dell’imposizione fiscale, con le conseguenze devastanti a fronte dell’impossibilità di stabilire statualisticamente le controprestazioni, con la devastazione della legittimazione dello Stato medesimo a fronte del costo pagato dai cittadini per via dell’imposta: dove la repressione fiscale è l’altro vero volto della crisi economica mondiale in corso.

La crisi, quindi, è destinata a durare sino a quando non verranno ascoltate le raccomandazioni prima di Volcker, anziano e saggio ex presidente della Fed e per un breve tratto di strada a fianco dell’impresentabile Obama, ora di Sir John Vickers, incaricato di formulare il piano di regolazione radicale degli intermediari finanziari nelle felici isole del Regno Unito, fuori dall’euro. Le raccomandazioni di Sir John sono tutte dirette a spezzare l’industria finanziaria, dividendo le attività ora unite del retail per l’economia reale e per le famiglie, dalle attività di trading, eliminando così il rischio. Ma i top manager stockoptionisti hanno già aperto il fuoco minacciando di lasciare la City: del resto hanno nelle loro mani la politica. E hanno questo potere di fatto in tutto il mondo e quindi è impossibile che tale potere permetta simili riforme: sono rivoluzioni… che farebbero a pezzi un immenso potere

E la crisi ha anche l’aspetto essenziale dell’interruzione della catena virtuosa della produzione di merci per mezzo di merci: è una crisi di sovrapproduzione, con disoccupazione strutturale di lunga durata per via della ristrettezza crescente dei mercati interni. Essa si è determinata negli ultimi anni per via dei bassi salari che hanno accompagnato in tutto il mondo la produttività del lavoro di origine tecnologica: lo sfruttamento operaio è giunto a livelli parossistici, confermando la tesi di Kalecki che il capitalismo ad alti tassi di profitti tende a mantenerli facendo di tutto per innalzare il livello di disoccupazione.

Il capitalismo delle alte tecnologie teme come il diavolo l’acqua santa la piena occupazione: non può sopportarne neppure la vista. Oggi la crisi di sovrapproduzione mondiale non può più essere controbilanciata neppure dalla crescita dei Bric, che crescono meno di quanto è necessario per la circolazione del capitale: di qui una crisi di lunga durata e di grandi sofferenze sociali.

Mi dicono che tutto dipende dal debito pubblico: rispondo che il Belgio ha un debito pubblico immenso e un’assenza del governo da quasi 500 giorni, eppure non è scelto come bersaglio dall’oligopolio finanziario mondiale. E il Giappone, che pure ha il debito pubblico più elevato del mondo, non cresce per la deflazione e non per il peso del debito.

Certo: il debito pubblico lega le mani agli stati che scagliano nei mercati la loro necessità di finanziarsi per far fronte alle crisi di rappresentatività e di efficienza di un welfare statolatrico mentre si schiantano sotto il peso dei calibri speculativi delle banche universali che gli stati stessi non vogliono spezzare o ridurre. Il tutto si avvoltola attorno l’arcolaio di una storia senza fine di una globalizzazione che ha distrutto ogni senso di giustizia. Nessuno sa più che cosa sia la giustizia, tutti sanno che cos’è il debito pubblico…