venerdì 7 ottobre 2011




Gridano al bavaglio ma l'hanno gia' votato





Il Giornale



Gridano al bavaglio. Solidarizzano con Wikipedia. Scendono in piazza con la pecetta nera sulle labbra. Tutto normale, l’opposizione fa il suo mestiere. Lotta dura al ddl intercettazioni. Ma c’è un ma. Che l’opposizione, quand’era maggioranza, votò compatta e allineata il ddl Mastella sulle intercettazioni, il testo che il 17 aprile 2007 fu approvato alla Camera con 447 sì e 7 astenuti. Il Senato non lo convertì in legge solo per la fine anticipata della legislatura. E il ddl attuale Costa-Contento è molto simile al testo Mastella: divieto di pubblicazione delle intercettazioni (stralci, citazioni e riassunti compresi) fino all’udienza-filtro oggi, fino al processo ieri. Pene e sanzioni per i giornalisti coinvolti. Riduzione dei centri di ascolto. I dettagli cambiano, la sostanza resta quella. L’opposizione ha la memoria corta.


La stessa Giulia Bongiorno, ieri eroina del Terzo polo quando si è dimessa da relatrice del ddl al grido di «no alla censura», solo quattro anni fa votava convinta il testo Mastella. E con lei pure i falchi finiani Carmelo Briguglio, Benedetto Della Vedova e Flavia Perina. Imitata dai colleghi Udc. Quelli che, per dirla con Pier Ferdinando Casini: «Se si fa una legge seria per evitare gli abusi nella pubblicazione di intercettazioni ci siamo, siamo disponibili. Se si vuole censurare la stampa e vendicarsi contro i pm noi non saremo complici». Ora strappa, nel 2007 disse il suo sì insieme a Michele Vietti, oggi vice presidente del Csm (che però ha definito «ragionevole» il testo Pdl), al segretario Lorenzo Cesa, Luca Volonté e Bruno Tabacci.


Stavano con Mastella anche Ds e Margherita (che avevano iniziato il processo di fusione nel Pd) e, a sorpresa, anche l’Idv. I big del centrosinistra non risultano nella votazione: erano tutti in missione. Ma il resto dei gruppi alla Camera votò. C’è da capirli, erano tempi difficili con lo scandalo Unipol-Bnl e le telefonate bollenti in circolo. Con Massimo D’Alema che spiegava (su Repubblica): «Parlate di 3-5mila euro di multa... ma li dobbiamo chiudere quei giornali». Capofila degli entusiasti Dario Franceschini, attuale capogruppo Pd.


Lo stesso che martedì tuonava: «Faremo di tutto per opporci a questa porcheria» firmando la pregiudiziale di costituzionalità al testo Costa-Contento. Preceduto da Lanfranco Tenaglia, ex responsabile Giustizia e nel 2007 relatore della legge. Con loro, tra gli altri, Roberto Giachetti che ieri ha sbottato: «C’è parecchio imbarazzo per l’ennesima legge ad personam pro-Berlusconi».
Di Pietro nel 2007 non c’era, ma i suoi sì. E tutti votarono a favore. Massimo Donadi, oggi come ieri capogruppo alla Camera, esultò dopo lo scrutinio: «L’unanimità è un segno della forza del Parlamento». Oggi invece la pensa diversamente: «Il bavaglio è uno schiaffo alla democrazia e alla libertà di stampa, ed è anche un’offesa ai cittadini». Forse anche stracciarsi le vesti con quattro anni di ritardo.

mercoledì 5 ottobre 2011

Corriere Adriatico

Minore tolto alla mamma, per i Servizi sociali era inevitabile. La donna: “Non l’ho mai abbandonato”

“Il ragazzino è protetto e sta bene”

Falconara “Non abbiamo fatto altro che mettere in sicurezza un minore, è una competenza del Comune e la famiglia era seguita da tempo”. Sulla vicenda del minore preso in carico dai Servizi sociali del Comune, l’assessore Gilberto Baldassarri non vuole e non può dire altro perché, spiega, “tutte le motivazioni che sono dietro a questo provvedimento sono ovviamente coperte della privacy”, ma chiarisce di non “condividere assolutamente la scelta della madre di diffondere foto e notizie”. “Il ragazzino è in comunità, è protetto e sta bene – prosegue Baldassarri – semmai quello adesso sono più preoccupato per la bomba mediatica che si sta scatenando intorno a questa vicenda. La vita di un ragazzino di undici anni va tutelata, difesa e non può essere data in pasto ai media”. La madre di “Angelo” però si dispera “ancora non sono riuscita parlare con mio figlio” dichiara. “Mio figlio – aveva fatto sapere nei giorni scorsi – è stato portato via senza preavviso e senza alcuna ragione”.


In quel momento la donna era fuori città per una visita medica, ma “il bambino non era abbandonato, l’avevo affidato, come è capitato altre volte, a un cugino quarantenne. “Sono una brava mamma – assicura – indignata e ancora sotto choc. Dicono che mio figlio crea disordine in classe? E’ stato vittima di bullismo nella scuola, c'è una denuncia e ci sono delle indagini”. Eppure proprio il comportamento di “Angelo” nell’ambiente scolastico avrebbe svelato la situazione di disagio e di difficoltà all’interno del nucleo familiare che ha portato alle indagini dei servizi sociali del Comune e quindi al provvedimento firmato dal sindaco Brandoni.

La mamma però respinge le accuse e anche se ammette di essere stata più volte convocata per i litigi di “Angelo”, assicura che “non era lui ad attaccar briga”. “Il ragazzo con cui ha discusso – ha spiegato la donna - è molto più grande e robusto, mi è stato detto che mio figlio lo aveva aggredito, ma lui alla presenza di insegnanti e preside ha raccontato di essere stato picchiato nei bagni durante la ricreazione perché aveva rifiutato di dargli i soldi che aveva in tasca. Anche pochi giorni prima di essere prelevato a scuola mio figlio aveva un dito gonfio”. La mamma ha provato a contattare la comunità per avere notizie del suo ragazzo. “Ho parlato con degli educatori, mi confermano che mio figlio è educatissimo e non dà problemi. E’ un ragazzino solare, che si fa ben volere, per questo i compagni si sono mobilitati”.

m.m.,

Corriere Adriatico

Ragazzino tolto alla madre Tutti davanti al giudice


Falconara Il giudice minorile convoca tutti prima di decidere le sorti del ragazzino e scrivere il capitolo chiave della storia. In fondo nella fiaba triste di Angelo, che abbiamo sempre chiamato così per proteggere i suoi undici anni e che è stato tolto alla mamma, il sindaco si sente calato nei panni di orco. E non gli piace. Spetta all’amministrazione applicare il provvedimento che lacera il cuore di madre e graffia la sensibilità dell’opinione pubblica, che per forza di cose conosce solo metà del dramma moderno di Angelo, che da quattro giorni vive in comunità, lontano dalla famiglia. “Questa è una lotta impari, non possiamo parlare”, si sfoga Brandoni. “Non sono Erode. Prima di firmare il 403 mi sono stra-documentato e ho avuto ampie relazioni dall’assessore, dal dirigente e dai servizi sociali e da chi ha svolto le verifiche del caso”. Forse anche per l’ondata di emozioni che cresce Brandoni ha rotto gli indugi. “Mi sono interessato, ho mosso persone, entro due o tre giorni, il Tribunale dei minori si esprimerà”. Continua. “Le soluzioni sono tre: i giudici possono farlo restare in comunità, o ristabilire la situazione precedente e farlo tornare a casa ma dubito, oppure il ragazzino può essere affidato a qualcun altro, un parente”.

Prima di decidere i giudici devono sentire tutta la famiglia. Domani tocca alla mamma. Lei dovrà spiegare perché non ha risposto alle telefonate della scuola. “Mi hanno cercato nel periodo in cui ero fuori per una visita. Io - spiega lei - avevo cambiato la scheda e mi trovavo fuori. Ho lasciato i quattro bambini con mio cugino, non erano da soli”. Proprio quelle chiamate non risposte hanno originato il provvedimento. “Anche perché il papà ha detto di non sapere del ragazzo, che vive con me”. I due genitori saranno sentiti insieme dal giudice, che ascolterà anche il ragazzino. “Prima non posso vedere né sentire mio figlio”. Intanto continuano le attestazioni di solidarietà degli amichetti di Angelo. “E’ normale, fa notizia - riprende il sindaco -. E’ è stato portato via tra i suoi compagni? Striscioni, messaggi su internet, magliette. Addirittura una fiaccolata? “Faranno quel che vogliono, certo non conoscono i problemi veri che sono dietro questa decisione dolorosa”.
E. Coppari

lunedì 3 ottobre 2011

Bertone: vi spiego lo “schiaffo” di Marchionne a Confindustria

Sergio Marchionne l’ha scritto chiaro e tondo in una lettera a Emma Marcegaglia: Fiat uscirà da Confindustria a partire dal 1° gennaio 2012. Una scelta che potrebbe sembrare dettata ancora una volta dall’avversione dell’Amministratore delegato del Lingotto verso i sindacati italiani, ma che invece Ugo Bertone, giornalista economico esperto delle vicende di casa Fiat, ritiene una forte risposta alle ultime prese di posizione di viale dell’Astronomia.

«Grazie all’articolo 8 - ci spiega Bertone - della manovra finanziaria, Marchionne ha avuto dal governo quello che voleva: la possibilità per legge di regolare con accordi anche i licenziamenti individuali. Tuttavia Confindustria e sindacati hanno siglato un’intesa con cui “sterilizzano” questa norma promettendo di non applicarla mai. Ora, per un sindacato si tratta di un comportamento più che giustificabile, dato che non sarebbe certamente facile presentarsi in fabbrica senza aver mosso un dito contro una legge che amplia le possibilità di licenziamento individuale, ma per l’associazione degli industriali è una scelta meno comprensibile. Dato che Fiat intende fare uso di quel che ha richiesto, nei limiti della legge, non ha altre strade se non uscire da Confindustria, per non rimanere ingabbiata».

A questo punto le strade di Fiat e Confindustria si dividono. Questo comporterà degli scossoni nel sistema delle relazioni industriali italiane, tenendo conto del numero di dipendenti del Lingotto e dell’indotto? «A dire il vero lo scossone c’è già stato a suo tempo con l’accordo di Pomigliano d’Arco, che il Tribunale di Torino ha riconosciuto come valido, nonostante il ricorso della Fiom. Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil ha sì ottenuto di poter rientrare negli organismi di rappresentanza di Pomigliano e Mirafiori, ma dovrà sottostare ai contratti siglati dagli altri sindacati. Grosse novità ci saranno probabilmente per chi lavora nell’indotto, perché se negli stabilimenti Fiat si lavorerà il sabato sera o la domenica, i fornitori di componenti si dovranno adeguare. Se questo possa avvenire dentro o fuori la cornice di Confindustria si vedrà col tempo. Del resto nella sua lettera Marchionne ha scritto che sta valutando la possibilità di collaborazioni con l’Unione industriali di Torino».

Di certo questa decisione di Marchionne rappresenta anche una rottura col passato, quando il management del Lingotto camminava a “braccetto” con viale dell’Astronomia. «Fiat può decidere se andare avanti o meno con Marchionne. Lui ha già avanzato in passato l’ipotesi di andarsene dopo il 2014. Il suo obiettivo è lasciare un gruppo internazionale che opera in 30 paesi del mondo allo stesso modo, senza piegarsi ai rituali della vita pubblica gattopardesca italiana. Questo certamente può apparire antipatico». Certo, si potrebbe anche fare a meno di Marchionne, «e forse la reazione dei mercati non sarebbe nemmeno così forte. Il vero problema è che il suo è un tentativo quasi disperato di avere un grande player internazionale italiano, forse l’unico dato che Finmeccanica è fortemente a rischio. Le alternative sono creare un nuovo “caso Alitalia” oppure vendere Fiat. In ogni caso, non credo che gli Elkann possano fare a meno di Marchionne, che dopo tutto non è un Amministratore delegato “ingombrante” rispetto ad altri nel passato del Lingotto. Il fatto che lui non intenda stare lì a vita è rassicurante, senza dimenticare che finora non ha incassato nemmeno una delle sue milionarie stock options. Il che vuol dire che è impegnato a pieno titolo in un progetto in cui anche lui rischia di perdere qualcosa».

(Lorenzo Torrisi)

domenica 25 settembre 2011


“Giunta in piazza, siamo unici”


Brandoni e assessori a Castelferretti: “Solo noi nelle Marche”




Dal Corriere



Falconara “E’ un’iniziativa unica nella regione. Non c’è altro sindaco che scende in piazza ad ascoltare i bisogni dei cittadini”. E’ orgoglioso il sindaco Brandoni. E “contento”, dice. Per tutta la mattina è stato faccia a faccia coi cittadini di Casteferretti, terza tappa degli incontri della giunta con la gente, dopo il centro e Palombina. “C’erano tante persone, è stata la più partecipata, ho toccato con mano l’identità di Castelferretti.

Il quartiere non ha fatto sconti. “Hanno fatto pure la fila per presentare a me e agli altri assessori i loro problemi”. I più sentiti? Viabilità, parcheggi e presenza dei vigili. E l’urbanistica, coi terreni a rischio esondazione e quelli nell’area della Quadrilatero. Poi i disagi quotidiani: dalle buche sui marciapiedi ai lampioni. “Tanti i problemi sociali, di chi vive con la pensione minima e vorrebbe il sostegno dal Comune, e chi ha perso il lavoro”.

Continua dunque il tour in città di Brandoni e compagnia. Dopo la positiva esperienza della prima giunta itinerante del novembre 2010 in piazza Mazzini, e quella al centro commerciale Le Ville del maggio scorso, Brandoni e tutti gli assessori sono tornati a disposizione dei propri concittadini. Capannelli di persone in attesa di parlare col sindaco si sono formati in piazza Albertelli a Castelferretti, sotto i gazebo predisposti a front office per consentire agli amministratori di rispondere ai quesiti dei cittadini.

Ancora Brandoni. “Ho sempre creduto che le istituzioni debbano essere vicine ai cittadini: è questo il mio modo di fare politica. Per questo motivo ho coinvolto anche gli altri componenti della giunta, che hanno concordato con me, e insieme abbiamo pensato di realizzare questa iniziativa. Il successo delle precedenti giunte in piazza ci ha spinto a riproporre questa giornata anche negli altri quartieri della città”. Quelli di ieri è stato il terzo appuntamento con la Giunta in piazza. Conclude il sindaco. “Spesso potrebbero sembrare piccoli problemi, che tuttavia appaiono enormi per chi li vive in prima persona”.