martedì 1 marzo 2011

Corriere Adriatico


Tredicenne medicato in ospedale. Il pirata denunciato per omissione di soccorso

Investe un ragazzino e fugge


Falconara Pirata della strada investe un ragazzino di appena 13 anni e fugge. Ma viene fermato dalla polizia municipale e denunciato per omissione di soccorso. È successo sabato pomeriggio intorno alle 15 in via Marconi a Falconara.

Un ragazzo, M.G., di 25 anni, alla guida della sua Volkswagen sabato scorso all’altezza del civico 67 ha fatto vivere attimi di terrore a un ragazzino, G.P, di 13 anni che, proprio in quel momento, stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, dalle parti del Brico. Il giovane lo ha travolto in un secondo e, non solo non si è fermato, ma ha anche tentato di far perdere le proprie tracce. Inseguito, però dalla polizia municipale falconarese, il pirata è stato ben presto individuato e, oltre a subire il ritiro della patente, è stato denunciato per omissione di soccorso. Il ragazzino investito è stato scaraventato a terra dalla forza dell’urto, ma è riuscito a rialzarsi e ad andare a rifugiarsi sul lato opposto della strada, vicino alla fermata dell’autobus. Qui lo hanno trovato i medici del 118, accorsi sul posto per trasportarlo poi al pronto soccorso dell’ospedale di Torrette per accertamenti. Per fortuna, il ragazzino non ha riportato lesioni gravi ed è stato subito dimesso con una prognosi di cinque giorni per alcune lievi ferite. Il pirata della strada invece di fermarsi ha proseguito la marcia ma, grazie anche alla testimonianza di un passante che ha assistito a tutta la scena, è stato rintracciato dalla polizia municipale, che gli ha immediatamente ritirato la patente e lo ha denunciato per mancato soccorso.

L’8 febbraio scorso un altro pirata della strada investì con la sua Clio Stefano Senatore, anconetano di 37 anni, che stava aspettando l’autobus alla fermata su via Flaminia, vicino all’incrocio con via Conca, a Torrette di Ancona. Alla guida c’era Bayrem H’Zami, 28 anni tunisino e regolarmente residente ad Ancona. L’uomo, molto probabilmente ubriaco e sotto l’effetto di psicofarmaci, investì il ragazzo, passandogli letteralmente sopra con l’auto e poi proseguendo con la sua corsa, nonostante le urla dei passanti. Il tunisino era stato subito bloccato da un camionista che piazzò il Tir in mezzo alla strada, impedendo ogni via d’uscita.

domenica 27 febbraio 2011

Il Giornale

Marcello Veneziani

Viva la Lega terrona che si ribella all’Europa nordista

Conforta scoprire l’anima terrona della Lega che attacca l’egoismo del Nord Europa, suggerisce di mandare i profughi in Germania e in Finlandia e fa fronte con il nostro Sud agli sbarchi

È miserabile lo spettacolo di quest’Eu­ropa che davanti all’esodo massiccio dal Nord Africa, dice all’Italia: fatti vo­stri. Un becero egoismo riporta i Paesi europei dentro gli angusti confini del passato, in un nazionalismo micragno­so e vigliacco. Ma quest’Europa Unita esiste o è solo roba di banche, misure e direttive? È pensabile che un fenomeno biblico e globale come la migrazione sia scaricata sulle spalle di un onesto briga­diere di frontiera che deve proteggere l’Europa e l’Occidente? Vi pare normale che le Nazioni Unite ci chiedano di evita­re i respingimenti ma il resto d’Europa si chiuda a riccio e ci suggerisca di cacciar­li? Ho trovato squallida anche la sciacal­leria rusticana dell’opposizione nostra­na che ha subito imbandito comizi e piazzate non per far sentire la voce di un Paese che reagisce unito davanti alla mi­naccia e all’eurosquagliamento, ma per scaricare su Berlusconi anche le colpe di Gheddafi.

E si deliziano a immaginare un discorso finale dal bunker di Arco­re... dopo Ben Alì, Mubarak e Gheddafi, ora Silvio viene... Eppure il primo a sdo­ganare Gheddafi in Occidente, lo dice lui stesso, fu Prodi. E prima di lui la sini­stra tifava per la rivoluzione del Colon­nello, sparava contro il nostro coloniali­smo fascista (ma l’impresa libica la fece giusto cent’anni fa Giolitti, mica Musso­lini) e considerava fascisti e sfruttatori gli italiani cacciati e derubati da Ghedda­fi che aspettano ancora i risarcimenti (chiedetelo a Leone Massa, presidente dei profughi italiani dalla Libia). Tra i tiranni di fuori e i vigliacchi di den­­tro, conforta scoprire l’anima terrona della Lega che attacca l’egoismo del Nord Europa, suggerisce di mandare i profughi in Germania e in Finlandia e fa fronte con il nostro Sud agli sbarchi.

È bello vedere Bossi e i leghisti straccia­re la logica barbara, adottata fino a ieri, secondo cui i guai del Sud se li ciuccia il Sud. Nella vita, prima o poi, ci si scopre meridionali di qualcuno; perfino gli al­toatesini sono sudtirolesi, cioè terroni dell’Austria. Fa piacere sapere che den­t­ro la scorza padana pulsa un cuore italo­mediterraneo, con vista sul mare. Viva i Maroni alle cozze.

sabato 26 febbraio 2011

Corriere Adriatico

Il fatto a Bolzano. L’uomo era stato picchiato


Arrestata giovane romena Aveva rapinato un anziano



Falconara Giovane romena, residente a Falconara Marittima, finisce in carcere con l’accusa di rapina. I carabinieri hanno arrestato ieri pomeriggio una ragazza romena di 20 anni, Elena Racoti, autrice insieme ad altre due complici di una rapina messa a segno il 5 febbraio scorso a Badia, in provincia di Bolzano. La ventenne, con altre due giovani romene, era entrata in casa di un anziano e insieme alle altre componenti della banda aveva minacciato e malmenato l’uomo. Lo avevano schiaffeggiato, insultato e percosso, portandolo al limite della sopportazione, per poi scappare con un bottino di tremila euro. Una donna era stata subito arrestata dai carabinieri di Badia, avvertiti dai vicini insospettiti dalle urla dell’anziano, così come un quarto complice, un uomo che faceva da palo e attendeva fuori dall’abitazione a bordo di un’auto, che la banda avrebbe usato per la fuga. I militari erano già sulle tracce del quartetto sospetto e così, alla chiamata, in pochi attimi erano arrivati sul posto, interrompendo così il calvario dell’anziano. La romena di Falconara, invece, è stata arrestata ieri dai carabinieri di Ancona e di Falconara, i quali hanno applicato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. La giovane è stata portata nel carcere di Villa Fastiggi.


venerdì 25 febbraio 2011

Corriere _Adriatico

“Anomala la posizione della Rsu Api”

Il Pd: “Sul rigassificatore cerchiamo il dialogo”


Falconara E’ “inaccettabile, nei toni e nei contenuti”, secondo il coordinatore comunale del Pd Franco Federici, la nota diffusa dai rappresentanti Rsu della raffineria Api dopo il convegno sul rigassificatore e le due nuove centrali. “Si continua a sollecitare dialogo, per poi contestare tutto ciò che non coincide con le proprie posizioni”, fa presente Federici. “L’assemblea organizzata dal Pd insieme agli amministratori e con la presenza di esperti del settore – spiega – era ovviamente di parte, perché tesa ad illustrare una posizione assunta dal partito con un ampio coinvolgimento di iscritti e cittadini, rispettando tutti i passaggi interni aperta al confronto dei cittadini, delle categorie e delle organizzazioni sindacali”.

“Su un problema così importante – prosegue Federici – abbiamo sempre cercato il confronto con la città, con i comitati spontanei e soprattutto con le organizzazioni sindacali, anche se da parte loro non c’è stata la disponibilità ad incontri, pur sollecitati con lettera oltre un anno fa, perché fin dall’inizio si è cercato di avere sponde a livello provinciale e regionale”.

Federici parla anche di “posizione anomala” da parte del sindacato aziendale che “vuole svolgere un ruolo di interlocutore unico con le istituzioni e con le forze politiche, quasi a voler coprire la totale latitanza dell’azienda invece di invitarla ad assumersi le proprie responsabilità”. “Il buon senso e la logica – osserva Federici – dovrebbero richiamare tutti a maggior cautela e comprendere che l’insediamento di altre due centrali e di un rigassificatore, in un’area dichiarata dalle istituzioni pubbliche “ad alto rischio di crisi ambientale”, diventa difficilmente compatibile. Non ci convince l’abbinamento tra i progetti proposti e le prospettive occupazionali, che sono in cima ai nostri pensieri, perché anche per gli esperti e gran parte degli amministratori del territorio, non siamo in presenza di un progetto complessivo di riconversione che tenga conto della crisi già in atto del processo di raffinazione, in grado di garantire l’attuale livello occupazionale anche per il futuro”. Quanto al sindaco Brandoni, “è stata solo rimarcata la sua posizione subalterna ed appiattita rispetto alle scelte dell’Api”.

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Rotatorie al casello, lavori in corso

Il progetto approvato nel 2006 per lo svincolo di Ancona Nord. Il problema del parcheggio che non c’è


Falconara Al via i lavori per le due rotatorie all’ingresso del casello di Ancona nord dell’A14 che dovrebbero modificare in modo sostanziale la viabilità della zona. La realizzazione delle due infrastrutture, molto attese, vista la mole di traffico (anche pesante in coincidenza con gli arrivi e le partenze dei traghetti per la Grecia) che si concentra sulla zona, rischia però di creare qualche problema di ordine logistico. Prima di tutto alla viabilità nel periodo in cui resterà aperto il cantiere, anche se la giunta falconarese si è già attivata per trovare delle soluzioni alternative che possano facilitare l’entrata e l’uscita in autostrada di un punto strategico nella zona.

Il nodo stradale interessato dai lavori è all’intersezione fra A14, variante alla Statale 16, strada provinciale e svincolo verso l’aeroporto e un eventuale intasamento rischia di mandare in tilt tutto il territorio circostante. Ma c’è una questione ancora più spinosa per la quale, al momento, non sembrano esserci rimedi. La nuova sistemazione dell’ingresso/uscita al casello di Ancona nord non prevede un’area per la sosta e inoltre con l’inizio dei lavori non sarà neanche più possibile parcheggiare le auto nei pressi dello svincolo e lungo la strada che porta all’incrocio con la provinciale 33. Nel progetto, redatto da Società Autostrade, della rotatoria e delle zone limitrofe, non è stato infatti previsto un parcheggio scambiatore, nonostante ormai da anni la zona sia invasa dalle auto in sosta. Sulla vicenda, che interessa una strada provinciale, sono intervenuti con un’interrogazione, i consiglieri di Rifondazione Comunista, i quali anche di recente hanno espresso i loro dubbi sull’opportunità di avviare i lavori senza prevedere un parcheggio. La rotatoria di fronte al casello è finanziata interamente da Società Autostrade e fa parte del lotto di lavori Senigallia-Ancona nord per il raddoppio della terza corsia dell’A14 che ha un costo complessivo di circa 400 milioni di euro. Il progetto della rotatoria, grazie alla quale verranno definitivamente eliminati i semafori che oggi regolano il flusso di traffico in arrivo dalla variante alla Statale 16, è stato approvato nel 2006, ma durante la conferenza dei servizi che si era svolta all’epoca il Comune di Falconara, nel cui territorio insiste l’opera, non aveva sollevato obiezioni di sorta.

Sempre a proposito di svincoli autostradali ancora in alto mare anche la questione della nuova uscita Pojole-Gabella manca delle vie di collegamento con le infrastrutture già presenti nel territorio. Secondo i rappresentanti dei Comuni di Falconara e Montemarciano, “l’assenza delle necessarie opere di collegamento avrebbe come inevitabile conseguenza la concentrazione di carichi di traffico veicolare nella viabilità provinciale e in particolare nei limitrofi centri abitati di Marina di Montemarciano, Falconara e Chiaravalle”.

M.Minelli

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Il premio per i comportamenti responsabili in famiglia e fuori

Eco-schools, una Bandiera verde ai ragazzi dell’istituto comprensivo


Falconara Il sindaco Brandoni ha consegnato ieri mattina ai ragazzi dell'istituto comprensivo centro la Bandiera Verde Eco-Schools. L'ambito riconoscimento, assegnato per la terza volta alle scuole falconaresi, premia i comportamenti responsabili sia all'interno della famiglia che a livello di comunità locale.

Il programma Eco-Schools ha infatti l'obiettivo di accrescere la consapevolezza sulle questioni relative allo sviluppo sostenibile negli studenti e di diffondere i principi dei sistemi integrati di gestione ambientale. “Mi congratulo con tutto il cuore con questi ragazzi per il prezioso risultato conseguito e con i dirigenti scolastici e i docenti coinvolti, per la splendida iniziativa – ha esordito il sindaco Brandoni - so che insegnanti e alunni hanno lavorato e collaborato con grande impegno, affrontando con grande senso di responsabilità i gravi temi ambientali che purtroppo penalizzano pesantemente la società in cui viviamo”. Il sindaco ha evidenziato soprattutto la consapevolezza che caratterizza le personalità e la condotta di questi ragazzi, quanto mai consci dell’importanza di ricevere un’educazione ambientale nel rispetto dell’uomo, del pianeta e delle risorse della terra. “Sono certo – ha proseguito - che avete compreso il valore del premio che vi viene attribuito oggi, un riconoscimento rispettato e considerato in ambito internazionale e che coinvolge le scuole di più di 30 paesi del mondo, ampiamente meritato per il lavoro approfondito e dettagliato svolto durante lo scorso anno scolastico. Tutta la città di Falconara e tutta l’amministrazione comunale è orgogliosa oggi di questi ragazzi, il cui impegno e la cui riflessione sui temi ambientali continua anche in questo nuovo anno scolastico con nuove sfide e nuove tematiche. Ancora un grazie enorme ragazzi per la grande soddisfazione che date oggi alla nostra scuola”.
M.M

giovedì 24 febbraio 2011

Il giudice lumaca salva Travaglio: cade la condanna per diffamazione



La Corte d’appello di Roma ha impiegato un anno per motivare la sentenza favorevole all’ex ministro Previti




Da Il Giornale




Il presidente di sezione della Corte d’appello di Roma, dottor Afro Maisto, ci ha pensato a lungo. Così a lungo, che - pensa e ripensa - il reato è caduto in prescrizione. Il processo, d’altronde, era di quelli che a un magistrato scrupoloso tolgono il sonno e impongono riflessioni. Da una parte Cesare Previti, avvocato ed ex parlamentare del Pdl, dall’altra il giornalista Marco Travaglio: Previti nel ruolo di parte lesa, ovvero di vittima; Travaglio in quello di imputato, per avere scritto sull’Espresso della presenza di Previti ad un summit nello studio di un altro avvocato eccellente, Carlo Taormina, per depistare le indagini per mafia su Marcello Dell’Utri.
In primo grado, a Travaglio era andata piuttosto male: otto mesi di carcere, inflitti dal giudice Roberta Di Gioia, scavalcando le richieste della Procura, che per il giornalista aveva chiesto la condanna a 500 euro di multa. Cinque mesi e dieci giorni erano stati inflitti anche a Daniela Hamaui, all’epoca direttore dell’Espresso. Entrambi i giornalisti avevano fatto appello. E l’8 gennaio 2010, la Corte d’appello di Roma aveva modificato la sentenza di primo grado. Sia Travaglio che la Hamaui erano stati di nuovo condannati, ma invece del carcere - pena che nei processi per diffamazione viene applicata con parsimonia, e solo nei casi più gravi - la Corte infligge a entrambi gli imputati una semplice multa: mille euro all’autore dell’articolo, ottocento al direttore responsabile. Più i danni a Previti, da stabilire a parte.
Fin qua, si dirà, nulla di strano: la legge concede un secondo grado di giudizio anche per consentire agli imputati di limitare i danni. Ma è quel che accade dopo a lasciare un po’ stupiti. La Procura generale, che aveva chiesto la conferma del carcere per Travaglio, aspetta le motivazioni della Corte d’appello per poter ricorrere in Cassazione. L’articolo è del 2003, e già la Procura di Roma ci ha messo del suo, tenendosi sul tavolo per anni la querela depositata da Previti prima di chiedere ed ottenere il rinvio a giudizio. Bisogna fare in fretta, insomma, perché la prescrizione incombe. Invece qualcosa, inspiegabilmente, si inceppa. Il giudice Maisto, invece dei quindici giorni previsti dal codice, si è assegnato - per scrivere la sentenza - sessanta giorni, come è consentito «quando la stesura delle motivazioni è particolarmente complessa». Ma i due mesi passano senza che accada nulla. Arriva la primavera, poi l’estate, poi l’autunno. Infine un altro inverno. Insomma, passa un anno. E solo il 4 gennaio di quest’anno Maisto deposita le motivazioni. Il mese successivo a Salvatore Pino, difensore di Previti, viene notificato il deposito. Ma a quel punto a Pino non resta che chiudere il fascicolo in archivio. Non ci sarà un giudizio di Cassazione. La sentenza è diventata definitiva perché, mentre il tempo scorreva, il reato si è prescritto.
Come sia stato possibile, è qualcosa che solo il giudice Maisto può spiegare. Che si trattasse di una sentenza «particolarmente complessa», in realtà, non lo si direbbe, almeno a leggere la sentenza di primo grado, quella della dottoressa Di Gioia: dieci paginette, depositate in poco più di un mese e mezzo dalla pronuncia della decisione. Per il giudice, la faccenda era semplice: Travaglio aveva citato un verbale di interrogatorio ma aveva «tagliato» il pezzo in cui il testimone spiegava che in effetti, forse Previti quel giorno era passato nello studio di Taormina, ma per tutt’altre faccende, e senza partecipare alla riunione incriminata. «Una cesura arbitraria che ha modificato il senso della frase travisando il fatto». Ora la prescrizione ha inghiottito tutto. Ridacchia Travaglio: «Che posso farci? Succede. Capita nelle migliori famiglie!».