
Dal Messaggero
FALCONARA – «Il Comune dimostra di avere idee confuse e dannose? Saranno i fatti a smentirvi». E’ la risposta dell’assessore alle politiche sociali Gilberto Baldassarri, all’indomani delle polemiche sollevate dal consigliere di minoranza Antonio Mastrovincenzo, il quale aveva criticato, tra l’altro, anche il trasferimento dei servizi sociali a palazzo Bianchi, a suo parere ai danni degli anziani. «L’accorpamento dei servizi a palazzo Bianchi – commenta Baldassarri –, significa risparmio di strutture da destinare ai servizi per i cittadini, garantire una maggiore sinergia tra scuola, cultura, sport, politiche giovanili e servizi sociali. Ma soprattutto significa predisporre le basi affinché nel 2010 l’Ambito sociale possa ritornare a Falconara e che vi sia così lo spazio sufficiente per ospitarlo con le sue strutture amministrative». L’assessore precisa inoltre che con il trasferimento dei servizi all’ex municipio si darà più spazio agli attuali locali di via Roma e alle associazioni che vi operano in collaborazione con il Comune, in modo da liberare anche la struttura di via Corridoni per venderla o utilizzarla ad alloggi. «Infine – prosegue – dare attuazione e funzionalità a tutto il complesso di via Roma ancora vuoto, vuol dire garantire che i servizi vadano dalla gente e non la gente ai servizi. Questo è un nuovo modo di organizzare e governare la città che probabilmente non è stato ancora compreso». Baldassarri annuncia inoltre la realizzazione, a breve, dell’Osservatorio sociale, ovvero una nuova organizzazione di lavoro coordinato tra uffici con conferenze di servizio, nuove relazioni tra Asur, Comune, scuole e la nascita di un nuovo registro per l’albo di tutte le associazioni, enti e cooperative operanti sul territorio.
L’ex Fanesi non diventerà mai un teatro
FALCONARA - Difficile dire oggi quello che sarà in un prossimo futuro la grande “incompiuta” falconarese. Per quel cantiere, che pesa con le sue transenne sul centro cittadino e con il suo mutuo sui bilanci del Comune, c’è adesso una sola certezza: l’ex rimessa non diventerà mai un teatro. “E’ una questione spinosa - ammette l’assessore a lavori pubblici e patrimonio Matteo Astolfi - perché per la messa in vendita dovremmo calcolare il costo dell’edificio, più le spese per la bonifica e per la ristrutturazione, e il risultato genera un valore che è fuori mercato”. Però, l’amministrazione cittadina vorrebbe non avere più un cantiere aperto a pochi passa da piazza Mazzini, ma spiega l’assessore, “è difficile trovare una formula anche per un project financing poiché le destinazioni d’uso sono molto limitate”. Niente abitazioni, a causa della distanze troppo ravvicinate con gli edifici circostanti, resta l’uso per il terziario o per un parcheggio a servizio della Ztl e della stazione. “A fine luglio - precisa Astolfi - ci sono stati contatti con istituti di credito, vista la concentrazione di banche nella zona poteva essere un’idea, ma non ci sono stati riscontri positivi e al momento tutto tace”. Nel giugno scorso, poche settimane dopo il suo insediamento, Astolfi aveva comunque fatto sapere che la giunta avrebbe approvato una variante al progetto in modo da poter completare, in accordo con il progettista, l’architetto Dezzi Bardeschi, i quattro-quinti del primo stralcio. “Il che significa - aveva chiarito - che verrà effettuata una ‘tamponatura laterale’ dell’edificio e contemporaneamente potrà essere sistemato il balcone di proprietà della famiglia Fanesi che vive nell’edificio laterale, lesionato nel corso dei lavori”. “Vorremmo lasciarci aperte varie strade - aveva precisato Astolfi - e per questo abbiamo deciso di non fare il tetto, così potremo valutare con calma e scegliere l’utilizzo migliore, ma con questo intervento finalmente potremo chiudere il cantiere e rendere un po’ più dignitoso il centro. Il garage quindi, ormai è certo, non diventerà mai il teatro sognato dal sindaco Carletti, il quale ancora prima di posare la prima pietra l’aveva già intitolato ad una gloria locale, la drammaturga Anna Bonacci.Poco dopo la presentazione del progetto, nel febbraio del 2002, erano subito emersi problemi, fra cui principalmente la scoperta dell’inquinamento da idrocarburi del sottosuolo. Nel garage, pagato un miliardo delle vecchie lire, infatti, c’era stata un’autofficina e all’esterno per lungo tempo c’era stata una pompa di benzina con relativo deposito di carburante. Alla causa intentata dal Comune alle due proprietarie (chiusa poi in via stragiudiziale) è seguita la caratterizzazione del sito e la successiva bonifica (costata circa 150 mila euro). Negli anni sono sorte anche molte difficoltà con i residenti perché, non solo la frettolosa, e non adeguatamente protetta, demolizione della struttura aveva riempito le case e i negozi, compresa una farmacia, di un fitto strato di polvere, ma poco dopo l’inizio dei lavori in quasi tutti gli edifici della zona circostante l’ex garage, sono stati rilevati danni strutturali, crepe e lesioni di vario genere alle pareti confinanti.
MARINA MINELLI,

