martedì 5 maggio 2009

La Cgil nazionale: «Sì alle centrali Api»

Il sindacato: «Servono a limitare il deficit energetico della regione». Critiche ad Amagliani
Dal Messaggero di oggi
FALCONARA - «Difficile che il Pear riesca a ridurre il deficit energetico della regione». L'allarme è lanciato dalla Cgil nazionale che entra nel dibattito sul progetto di centrali elettriche dell'Api. Due impianti (uno da 520 mw e uno da 60) che in questi anni hanno visto contrapporsi da una parte i sindacati, preoccupati per le ricadute occupazionali derivanti da un no al progetto, dall'altra comitati cittadini, Provincia e Regione che proprio sui dettami del Pear indicano come possibile la sola "centralina" da 60 mw. Nel mezzo il Comune, che con l'attuale maggioranza ha firmato con l’Api una convenzione dando la sua, pur non vincolante, approvazione. Nel documento firmato dalla segreteria nazionale della Filcem Cgil si definisce il Pear «valido nei principi generali (riduzione di Co2 e ricorso al risparmio e alle fonti rinnovabili) ma debole nell'affrontare il problema elettrico della regione che necessita di impianti termoelettrici di media taglia per la continuità della fornitura riservata all'attività industriale e alle famiglie». La Cgil prevede un aumento della richiesta del 2% al 2015, anno che il Pear indica per il raggiungimento della riduzione del 22% del deficit elettrico, stimato attualmente sui 4550 Gwh. Preoccupazioni «non fugate dalle cifre recentemente fornite dall'assessore all'Ambiente Marco Amagliani di realizzazione di 161 mw tra eolico, fotovoltaico, generazioni diffuse e un limitato potenziamento idroelettrico poiché esse non distinguono tra impianti realmente realizzati, quelli in fase di realizzazione e quelli in fase autorizzativi». Considerazioni che spingono a ricercare nel dialogo con le istituzioni la chiave per risolvere la questione. «L'ipotesi di una localizzazione degli impianti all'interno della raffineria - recita il documento - dovrà essere modulata su necessità produttive e esigenze ambientali del territorio, vincolando l'Api a conseguire valori di emissione più bassi di quelli attuali».

domenica 3 maggio 2009

Bugaro: fondi europei per il nuovo porto pescherecci
Dal Messaggero di oggi
Fondi europei per costruire il nuovo porto peschereccio. L’input è arrivato da Giacomo Bugaro, candidato sindaco Pdl, durante l’incontro con operatori e addetti del mondo della pesca, guidati dal direttore della Cooperativa Spartaco Rossi. Durante la riunione Bugaro, ricordando l’importanza della marineria dorica tra operatori e addetti («quattromila persone»), s’è dichiarato pronto ad aiutare la pesca agendo in particolare su due fronti. «La marineria dorica va sostenuta e incentivata nel breve periodo con spazi per sostenere le attività - sottolinea il candidato sindaco Pdl - Mentre nel medio-lungo periodo va realizzato il nuovo porto peschereccio, al largo di Marinadorica con fondali minimi da otto metri. In questo caso si può ricorrere ad un progetto finanziato dall’Unione europea, esattamente come si è già fatto in altre parti d'Italia e d'Europa: bisogna attingere ai fondi strutturali disponibili per questo tipo di investimenti. Queste due battaglie possono esser affrontate e risolte utilizzando il dialogo con il Demanio e l'Autorità portuale, oggi favorito dalla presenza del presidente Canepa». Durante l’incontro con il mondo della pesca Bugaro ha altresì spiegato agli operatori che nel programma del Pdl è prevista anche la riqualificazione della zona degli Archi, quartiere dove molti addetti risiedono.In attesa di mettere a punto gli ultimi dettagli per la lista del Consiglio comunale, ieri è stata presentata ieri nel giardino della I Circoscrizione la lista dei candidati del PdL. «Si tratta – ha sottolineato Giacomo Bugaro, candidato sindaco del PdL – di una squadra dove ogni professione è rappresentata con una pariteticità fra i due sessi, molti i giovani. Nell’ambito della riorganizzazione della macchina amministrativa è previsto anche il decentramento del processo decisionale. Le Circoscrizioni, ridotte a tre, diventeranno, con la modifica che proponiamo del Regolamento, il primo livello di governo del territorio per ciò che concerne la manutenzione ordinaria.Saranno il primo punto di contatto con i cittadini. A loro sarà demandato il ruolo attivo di manutenzione ordinaria della città e di primo ascolto dei problemi della nostra comunità».Si infittisce intanto l’agenda degli appuntamenti elettorali di Bugaro. Oggi a Torrette avverrà, poco prima di mezzogiorno, l’inaugurazione del punto di ascolto elettorale dopo quello del centro e del Piano. Mercoledì arriverà in città invece il ministro Giorgia Meloni (ore 15, sala convegni Erap di piazza D'Acquisto), il 13 maggio sarà la volta del ministro Fitto (Ridotto delle Muse-Corelli) mentre il 22 maggio appuntamento con il ministro Mara Carfagna
Tagli all'Api Regione nel mirino

Dal Carlino di oggi

Con la prospettiva di esuberi alla raffineria Api, paventata a gennaio e rilanciata dal sindaco nel consiglio di giovedi', si profila un braccio di ferro dei lavoratori, ma non con l'azienda bensi' con la Regone, accusata di aver imposto restrizioni eccessve sotto il profilo ambientale, con un anomalo incremento dei costi. "Le difficolta' cui ha accennato il sindaco sono reali - conferma Andrea Fiordelmondo- della Uil - e da tempo l'azienda ha annunciato ua razionalizzazione dei costi dll'energia e del personale. Non tanto per la crisi, quanto per le restrizioni imposte dalla Regione in tema ambientale, con una disciplina piu' severa rispetto a quella nazionale per l'inquinamento dell'acqua, dell'aria e del sottosuolo. Senza contare che le scelte politiche regionali ostacolano i progetti di sviluppo dell'azienda". Cosi', secondo Fiordelmondo, l'api, pressata dai costi connessi al contenimento dell'inquinamento, dovra' razionalizzare "e se questo si tradurra' in tagli al personale - attacca il sindacalista - l'assessore Marco Amagliani venga a spiegarlo ai lavoratori, che il suo partito dice di rappresentare". A giugno, continua il rappresentante provinciale della Uil, "l'azienda presentera' il piano industriale in cui sono contemplati tagli. Riguardo al personale, l'unica manovra possibile e' quella della mobilita': secondo Amagliani, il taglio vorra' dire piu' sicurezza?". Secondo Fiordelmondo si profila quindi una trattativa difficile, con manifestazioni eclatanti su esempio dei Comitati, come lo treet crossing, "ma la strada, in questo caso, restera' bloccata per giornate intere".

venerdì 1 maggio 2009

da Il Messaggero di oggi

di Marco Catalani

FALCONARA -

La giunta chiude il consuntivo e dai revisori dei conti arriva un elogio per il lavoro svolto. «Falconara inizia a diventare un Comune normale» dice Piero Criso, presidente del collegio, ai consiglieri riuniti ieri pomeriggio al Castello. Dando parere favorevole a rendiconto e consuntivo, Criso ha parlato del documento contabile come di «una tappa importante del risanamento. Penso che Falconara possa risolvere i suoi problemi senza ricorrere ad aiuti da Roma perché ha un tessuto socio-economico per farlo per abitanti e livello delle industrie. Si può continuare a migliorare la gestione. i danni si fanno in poco tempo, ricucire è più lungo». Resta un disavanzo di poco più di 2 milioni ma se si pensa al consuntivo 2007 quando la voce faceva segnare un sonoro 9 milioni, c'è di che essere ottimisti. Segnali di distensione tra Pdl e Pd. Il capogruppo Emanuele Lodolini ha ribadito l'impegno assunto in campagna elettorale di dare una mano per il risanamento dei conti comunali pur sottolineando come «il governo amico, un tema di cui si parla anche nella campagna elettorale anconetana, finora non ha fatto vedere nessun aiuto».

Brandoni: "L'Api prevede alcuni tagli"
Il sindaco annuncia in Consiglio che l'azienda potrebbe intervenire sull'occupazione

Dal Carlino di oggi

"Anche l'Api risente della crisi e nei prossimi mesi sono previsti grossi tagli". E' l'annuncio arrivato ieri in Consiglio dal sindaco Goffredo Brandoni, che era stato pungolato dall'opposizione per "il piatto di lenticchie" ottenuto con la risoluzione dei contenziosi. "I 3 milioni versati dalla societa' petrolifera - ha ribattuto Brandoni - sono l'equivalente di 6 miliardi di lire, non certo un piatto di lenticchie, specie se si considera che anche l'Api, in questo momento di crisi, ha avuto forti contraccolpi per un calo delle vendite dei prodotti petroliferi. L'azienda non ha mai licenziato ne' puo' mettere i lavoratori in cassa integrazione, ma la crisi portera' a grossi tagli nel giro di pochi mesi". Torna insomma lo spettro degli esuberi prospettato ufficiosamente nel gennaio scorso, quando lo Studio Solomon, studio periodico di settore sull'efficienza, aveva evidenziato come aziende delle stesse dimensioni occupino meno personale e spendano importi inferiori per manutenzioni e conduzioni. Indiscrezioni parlavano di circa 80 unita' "di troppo" (solo pochi mesi fa il gruppo Api, dopo aver chiuso l'azienda satellite Apisoi, riassorbi' alcune decini di lavoratori), ma il primo cittadino ha fatto capire come le conseguenze piu' gravi possano riflettersi sull'indotto. Un meccanismo che potrebbe mettersi in movemento dalla prima meta' di giugno, al termine della manutenzione sulla centrale Igcc. Sul fronte sindacale si attende un incontro ufficiale, fissato proprio per giugno, per conoscere il Piano industriale, come richiesto fin dai primi mesi dell'anno. Si e' parlato di una serie di razionalizzazioni, ma solo con il Piano industriale si conoscera' effettivamente quali misure saranno adottate e quali riflessi ci saranno sull'ocupazione. Resta da chiedersi come eventuali tagli a personale e manutenzioni saranno conciliati con il mantenimento dei livelli di sicurezza, domanda che gia' i rappresentanti sindacali si erano posti a gennaio. La Cgil, in particolare, aveva sottolineato come l'Api, per il tipo di attivita' e per il fatto di essere inserita a ridosso di un centro abitato, debba affrontare maggiori criticita' legate alla sicurezza e quindi abbia bisogno di piu' personale rispetto ad aziende di stesse dimensioni ma inserite in un diverso contesto territoriale, mentre tutte le sigle avevano ribadito l'indisponibilita' a mettere in relazione l'autorizzazione della nuova centrale da 580MW con i potenziali esuberi.