lunedì 8 marzo 2010

L’appello di Brandoni ai candidati governatori

Dal Corriere

Falconara Il sindaco Goffredo Brandoni ha inviato una lettera a tutti i candidati alla presidenza della Regione per sollecitare nei programmi elettorali l’assunzione di un impegno serio e responsabile nei confronti del Comune di Falconara.

“Mi faccio portavoce - si legge nella lettera - di innumerevoli e continue sollecitazioni da parte della cittadinanza del Comune che rappresento in merito alle eventuali iniziative che i candidati alla presidenza della Regione intendono promuovere in favore e a sostegno della città di Falconara, che ricordo svolge da sempre, anche in funzione della sua posizione geografica, un essenziale ruolo di servizio per l’intera collettività marchigiana, ospitando nel proprio territorio insediamenti industriali (Api Raffineria) e infrastrutture strategiche (aeroporto regionale, snodo autostradale e ferroviario) di fondamentale interesse regionale e nazionale. Da troppo tempo i cittadini ne sopportano le conseguenze per i gravi pregiudizi arrecati in termini sia di assetto urbanistico del territorio che ambientali e ancor più in termini di salute, vivibilità del territorio e qualità della vita generale.

Sacrifici che rendono non più procrastinabile un incisivo e puntuale interessamento da parte dell’ente regionale. Nell’imminenza delle elezioni regionali risulta, non solo importante, ma profondamente giusto, che la cittadinanza venga messa nelle condizioni di conoscere se nei rispettivi programmi elettorali siano state previste misure compensative dei disagi territoriali, sociali e sanitari sopportati da una città che produce a vario titolo gettiti ingenti, tutti incamerati nel bilancio della Regione senza alcun ritorno né per il territorio comunale né per la cittadinanza”.

La speranza è quella di ottenere un interessamento reale e incisivo da parte della Regione nei confronti di un Comune che tanto offre in termini di servizi, insediamenti industriali e produttività senza aver mai ottenuto al contempo alcun intervento compensativo.


ELEZIONI REGIONALI: IL PDL NON HA CANDIDATO UNO JESINO? L’ELETTORATO RISPONDE “ADOTTANDO” IVANA BALLANTE!



Nei giorni scorsi ho seguito sulla stampa il disagio espresso da vari esponenti politici locali per la mancata candidatura alle regionali di uno jesino del PdL. Ritengo opportuno condividere pubblicamente tale dissenso anche perché in passato ho sempre sostenuto la necessità di riferimenti territoriali per portare le istanze locali nell’assise regionale. E per ben due volte l’avv. Antonio Grassetti di AN ha mancato l’elezione per una manciata di voti a favore di candidati anconetani, che potevano contare su una base elettorale più ampia. Ora, però, con il PdL si poteva ragionevolmente pensare di eleggere un consigliere jesino per rappresentare e sostenere in Regione le peculiarità della nostra città, fortemente penalizzata da una politica troppo accentrata su Ancona. Ed ora? La reazione non può essere certamente quella di non andare a votare o di riversare i consensi su altre forze politiche; si tratterebbe di una protesta sterile che andrebbe a favorire proprio chi non vuole un rappresentante del PdL di Jesi. Ed allora, tra i 5 candidati schierati in Vallesina, scegliamone uno che ci possa rappresentare adeguatamente e coinvolgiamolo nelle problematiche cittadine. La persona più indicata potrebbe essere l’avv. IVANA BALLANTE di Filottrano, già Sindaco per dieci anni nella sua città e attualmente amministratore comunale e provinciale che vanta forti legami con Jesi, dove tra l’altro insegna diritto in un Istituto scolastico superiore. Già alcuni ambienti cittadini hanno preso contatto con la candidata, in virtù della sua vasta esperienza come amministratore pubblico e della sensibilità da lei dimostrata su problematiche ambientali, salute, sanità e occupazione. Personalmente auspico che il progetto vada avanti e che l’elettorato jesino “adotti” l’avv. Ivana Ballante come proprio candidato di riferimento.


Jesi, 02/03/2010

f.to Romano Zenobi

domenica 7 marzo 2010

Dal Messaggero di oggi

Brandoni e Astolfi accusano la Regione:
incassa soldi poi finge di non conoscerci

di ALESSIO RITUCCI

FALCONARA - Goffredo Brandoni e Matteo Astolfi spronano Regione e Provincia: «Non fate finta di non conoscerci». Il sindaco e l’assessore all’ambiente alzano dunque i toni e chiedono un pronto intervento della Regione per sistemare alcuni dei problemi della città. Sulla questione delle poveri sottili, ad esempio, Astolfi è categorico ed afferma che «se non ci fosse Falconara la Regione Marche non riceverebbe i circa 80 milioni di euro dalle accise, eppure se li intasca e fa finta di non conoscere neppure la nostra città». Ed infatti la proposta dell’assessore è molto chiara: «Destinare una buona fetta delle entrate regionali percepite grazie alle accise della Raffineria Api ad un sostanziale programma di risanamento e riconversione della mobilità provinciale e della zona Aerca». E dato che gli sforamenti di PM10 interessano non solo Falconara ma altri Comuni, Astolfi precisa che sarebbe il presidente della Provincia il responsabile per l’attivazione di interventi di mitigazione. «Dagli incontri che abbiamo avuto - accusa Astolfi - è emerso che la Provincia non si è resa disponibile a svolgere il ruolo di coordinamento e gli altri comuni interessati sono stati refrattari ad effettuare interventi contingenti. Inoltre interventi come il blocco delle auto può portare riduzioni minime ed inefficaci alle emissioni di PM10. Non ha senso fermare le auto in un comune senza che sia fatto lo stesso in quelli limitrofi poiché le polveri sottili tendono a diffondersi in aree vaste». Oltre all’utilizzo dei proventi derivanti dalle accise, dunque, per Astolfi occorrerebbe un potenziamento del trasporto pubblico locale incentivandone l’utilizzo e la rottamazione di vecchie caldaie domestiche con lo stanziamento di fondi regionali e provinciali. Invece Brandoni, che recentemente in più occasioni ha lamentato una «grande lentezza» nell’apparato della Provincia, ha scritto una lettera ai tre candidati alla presidenza della Regione e ai sette candidati falconaresi al Consiglio regionale per sollecitare nei rispettivi programmi elettorali «l’assunzione di un impegno serio e responsabile nei confronti della città. Falconara - scrive il sindaco - offre infrastrutture fondamentali per l’intero territorio regionale sopportandone solamente i disagi e gli aspetti negativi senza alcuna compensazione in favore di una città il cui livello di vivibilità è fortemente compromesso. Una città che produce gettiti ingenti tutti incamerati nel bilancio della Regione senza alcun ritorno né per il territorio comunale né per la cittadinanza. Da troppo tempo i cittadini ne sopportano le conseguenze e fanno sacrifici che rendono non più procrastinabile un incisivo interessamento da parte della Regione». Tra le infrastrutture importanti su scala regionale elencate dal sindaco ci sono infatti la Raffineria Api, l’aeroporto Sanzio e lo snodo autostradale e ferroviario.

Dal Carlino di ieri

Radicali all'attacco: "Nelle Marche
ci sono molte firme irregolari"

Dopo l'esclusione dalla 'corsa', il candidato della lista Bonino-Pannella attacca, parlando di una situazione che "dovrebbe mettere in dubbio, come in Lombardia, l’autentica di centinaia di firme"

Ancona, 5 marzo 2010 - Dopo l'eslusione della lista Bonino-Pannella dalla corsa alla presidenza della Regione, il coordinatore Marco Perduca interviene sostenendo che anche nelle Marche ci sarebbero pesanti irregolarità nelle firme raccolte a sostegno delle candidature per le elezioni regionali.

"Dopo la richiesta di accesso agli atti da parte dei delegati della lista Bonino-Pannella nelle province di Pesaro e Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno - sostiene Perduca - sono emerse varie irregolarità, specie nella vidimazione dei moduli". Una situazione che "dovrebbe mettere in dubbio, come in Lombardia, l’autentica di centinaia di firme, specie nel Pesarese e a Macerata".

"Leggo - aggiunge Perduca - che il presidente uscente (e ricandidato con il centrosinistra) Gian Mario Spacca, che non si è mai fatto trovare ai tempi di una possibile intesa con noi, ora si interessa dei radicali paragonandoci al Pdl: complimenti". "Sicuramente - continua - Spacca era distratto nel perseguire la santa alleanza con l’Udc, cosa partitocraticamente molto più seria che confrontarsi sui programmi, o trovare un minuto per rispondere alle nostre denunce contro l’illegalità delle elezioni. Non mancheremo di ricordarglielo appena sarà finito il riconteggio, a seguito del nostro esposto".

sabato 6 marzo 2010

Balotelli in nazionale: Farefuturo o farepresente?

Il web magazine Farefuturo ha lanciato da alcuni giorni una vera e propria campagna per la convocazione di Mario Balotelli in nazionale. E ciò che stupisce non è tanto il merito della questione (anche se l’opinione di quanti – fra i quali soprattutto il c.t della nazionale Marcello Lippi – ritengono il giovane talento nerazzuro ancora immaturo per disputare un mondiale non sembra affatto peregrina).
Il fatto è che agli occhi di Farefuturo il vero motivo per il quale la mancata convocazione in nazionale di Balotelli sarebbe assurda non risiede nelle sue qualità calcistiche, non nella mancanza al momento di attaccanti più forti (e del resto sarebbe singolare che una fondazione politica come Farefututo si cimentasse in disquisizioni puramente calcistiche), ma è il colore della sua pelle, il fatto di essere il simbolo vivente della cosiddetta seconda generazione. La campagna pro Balotelli altro non è che un’iniziativa pubblicitaria a sostegno della proposta sulla cittadinanza breve, lanciata senza grande convinzione dal PD nella scorsa legislatura, e ripresa con grandi strilli di tromba dai finiani in questa.
Ma se è così, questa rischia di essere una mera strumentalizzazione dell’argomento. Una strumentalizzazione pericolosa e controproducente sia per l’obiettivo della cittadinanza breve che per il risultato della nazionale italiana ai prossimi campionati mondiali.
Quanto al primo non si può fare a meno di notare che Balotelli, nato in Italia da cittadini ghanesi, è cittadino italiano a tutti gli effetti proprio grazie ala tanto vituperata legge che prevede la “cittadinanza lunga”. Il che dimostra che il problema della seconda generazione non c’è. Quando il cittadino extracomunitario si inserisce e si integra perfettamente con la nostra collettività nazionale, volendo, può diventare cittadino italiano a pieno titolo.
Questo almeno è accaduto per Mario Balotelli. E se in altri casi non succede, bene, si renda più rapido e più fluido il procedimento amministrativo senza lanciare pompose quanto sterili campagne di opinione. La concessione della cittadinanza non è, e non deve diventare, strumento per favorire una possibile (ma non sicura) integrazione. E’, e deve rimanere, un meccanismo per includere pienamente nella comunità nazionale chi si sia già pienamente integrato e voglia far parte di tale comunità.
Quanto poi al più prosaico terreno calcistico, occorre stare attenti. La logica dello sport non deve essere piegata alle strategie della politica. Se, in una sorta di razzismo al contrario, accettassimo l’idea di convocare in nazionale un giocatore solo perché di pelle scura o di genitori extracomunitari, perché allora non formalizzare delle quote riservate ad altre categorie deboli: bambini, anziani, omosessuali, disabili…?
Può darsi anche che Balotelli sia il giocatore italiano del futuro (come sentenzia anche il quotidiano La Padania). Noi glielo (e celo) auguriamo. Ma il fatto è che i mondiali si giocheranno fra poco più di tre mesi. E il selezionatore della nazionale non è pagato per fare il futuro ma per cercare di fare del suo meglio nel presente. Siamo campioni del mondo in carica e sarebbe imperdonabile fare una figuraccia ai mondiali solo per inseguire astratti teoremi politici o strategie sociologiche multirazziali e multiculturali. Balotelli (come tutti) andrà in nazionale quando sarà il giocatore del presente!
Secondo un noto proverbio cinese “quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito”. E va bene. Occorre però stare attenti anche a guardare solo la luna. Il rischio è prendere delle capocciate tremende. A guardare solo il futuro si rischia di non capire il presente (e di perdere i mondiali di calcio).