Nonostante le pene siano di gran lunga inferiori a quanto chiesto dal grande accusatore Avoli, gli avvocati difensori si dicono pronti a presentare ricorso. «Pur riconoscendo che si sono fatti passi avanti - commenta Emanuele Giorgini, legale di Carletti - leggeremo attentamente le motivazioni della sentenza e presenteremo ricorso, puntando alla piena assoluzione». L’inchiesta sul verde pubblico, riferita agli anni 2001-2002, aveva preso in esame alcuni lavori che il Cam aveva svolto su richiesta del Comune. Secondo l’accusa, mai eseguiti. Espletati e regolarmente pagati invece per la difesa, in un rapporto di stretta collaborazione tra l’amministrazione comunale e la sua storica partecipata.
Ieri la sentenza è stata depositata in Corte dei Conti. Si tratta del secondo pronunciamento sul caso-Falconara, dopo quello riferito all’indennità del dirigente Gianfranco Moschini. In questo caso, l’ex city manager, che nel passaggio tra dirigente a direttore generale si era aumentato da solo lo stipendio, è stato condannato a risarcire all’erario 12.800 euro. Con lui erano stati condannati Carletti (4mila euro) e i suoi assessori del biennio 2002-2004, ovvero Fabrizio Belfiore, Marco Canonico, Susanna Cimarelli, Antonio Graziosi, Marco Paolini, Aldemaro Pietrucci e Francesco Terranova, ognuno chiamato a rispondere per il 2,86%: vale a dire 600 euro a testa. In questo caso la minor cifra riconosciuta (da 56 a 21mila euro) come danno erariale era dovuta ai termini di prescrizione. Per conoscere i motivi che hanno portato i giudici a riconoscere appena 11.187,15 euro di danno erariale, occorrerà scorrere le 126 pagine del fascicolo della sentenza. Al di là dei perché, il dato significativo è che a fronte di anni di indagini (con le relative spese e con la Finanza ancora al Castello a contare anche gli spilli) i risultati scarseggiano. E va considerato che una condanna in appello implica uno “sconto” tra il 10 e il 20% della pena. Delle circa 80 inchieste avviate da Avoli, pochissime sono giunte a compimento. E nessun’altra è ancora sfociata in un rinvio a giudizio.