martedì 10 novembre 2009

Mastrovincenzo:
«I fondi per il sociale
sono gestiti male»

Dal Messaggero di oggi


di MARCO CATALANI

FALCONARA - Prosegue lo scontro a distanza tra Antonio Mastrovincenzo e Gilberto Baldassarri sulla gestione dei servizi sociali. Con il capogruppo democratico, già titolare dei Servizi sociali durante la breve stagione di Recanatini, che ora è fermamente intenzionato a spulciare i conti del comparto con un’interrogazione ad hoc e la richiesta di tutta la documentazione inerente il fondo in favore dei soggetti bisognosi. Il Peg infatti prevedeva 61mila euro di stanziamenti «che sono stati erogati senza alcuna razionalizzazione» accusa Mastrovincenzo. «Da mesi ormai - prosegue l’esponente Pd - le risorse sono esaurite: non c’è stata una gestione oculata e razionale. Sono state usate tutte nei primi mesi dell’anno senza alcuna programmazione e molte famglie sono rimaste senza alcun sostegno». Mastrovincenzo ora chiede l’elenco dei beneficiari, la data di presa in carico dei soggetti da parte del Comune e i singoli importi che sono stati stanziati. Ma c’è di più. «L’apposito fondo di solidarietà anti-crisi - rincara - non è stato mai istituito, nonostante sia stato promesso all’inizio dell’anno e non c’è più traccia del fondo da destinare ai contributi per il pagamento delle bollette mentre la giunta continua a isolarsi e a non aprire il dialogo con organizzazioni sindacali e associazione del volontariato locale che, per protesta, hanno disertato la prima riunione della Consulta. La situazione sta degenerando dal punto di vista sociale e i cittadini si stanno, purtroppo, rendendo conto in prima persona». Dall’altro lato della barricata, Baldassarri ribatte alle critiche. «Avevamo detto che altre somme di denaro - spiega - sarebbero state reperite in fase di assestamento. Sapevamo già che 61mila euro non sarebbero bastate ma nel bilancio preventivo potevamo mettere solo quella cifra. Quello che faccio fatica a capire è che Mastrovincenzo sa bene quali sono i problemi. Così non aiuta nessuno, fa solo demagogia che non serve». In questi giorni a Palazzo Bianchi, sede dei servizi sociali, si lavora per il bilancio di assestamento che va presentato entro la fine del mese. Altri 10mila euro sono stati già trovati da economie interne al settore. «Vediamo - conclude Baldassarri - se riusciamo a far entrare risorse anche da altri settori. Inoltre stiamo lavorando molto sui controlli perché sono anche capitate situazioni di gente che usufruiva di benefit senza averne il diritto. Nel tempo è cambiata anche la politica dei servizi sociali: oggi si lavora più su progetti. Aiuti mirati, magari di pochi mesi per far ripartire una famiglia con le proprie gambe, piuttosto che contributi a pioggia».

lunedì 9 novembre 2009

Obama e' il grande assente alla festa della libertà di Berlino





Nel suo primo anno in carica, Barack Obama è il presidente americano che ha visitato più paesi stranieri. Ha

solcato il territorio di 16 nazioni, sorpassando agevolmente Bill Clinton (3) e George W. Bush (7). Un itinerario adatto a un vero e proprio “cittadino del mondo”.

Ma c’è una tappa che mancherà all’itinerario di Obama. Oggi Berlino celebra la commemorazione della caduta del muro. Obama, scusandosi per avere un’agenda già piena di impegni, ha gentilmente declinato l’invito. John F. Kennedy si rivolse ai berlinesi con la celebre frase “Siamo tutti berlinesi”. Nel 20esimo anniversario del più emozionante trionfo della libertà dell’ultimo secolo della nostra storia, Obama si rivolge ai cittadini di Berlino dicendogli: “Ich bin beschäftigt”, mi dispiace ma sono occupato.

Ed è tutta un’altra musica, non credete? L’incapacità di Obama di recarsi a Berlino è la delusione più grande della sua presidenza. E’ difficile immaginare qualsiasi altro presidente americano pronto a evitare una ricorrenza del genere. Soltanto Obama, con la sua sprezzante concezione della Guerre Fredda, vista quasi come un cimelio, e con il suo sforzo di affievolire il ruolo eccezionale dell’America nel mondo, poteva disdegnare l’invito del cancelliere tedesco Angela Merkel.

Durante la campagna presidenziale, Obama ha tenuto un celebre discorso proprio a Berlino, un discorrso destinato soprattutto a consacrare se stesso come l’apoteosi di un mondo pieno di speranza. Degli eventi del 1989, Obama disse, “ un Muro è caduto, la riunificazione di un continente è stata raggiunta, la storia prova che non esiste sfida troppo grande per un mondo che resta unito.”

Conforme alla tipica eloquenza obamiana, questo enfatico e magnanimo discorso si sgonfia come un soufflé, ogniqualvolta lo mettiamo a confronto con la logica dei fatti storici. Il muro di Berlino cadde soltanto dopo la resistenza determinata del Mondo Libero contro il blocco comunista. La Guerra Fredda non fu un gentile esercizio di comprensione reciproca, ma la ripetizione di un conflitto più lungo che nel Novecento ha opposto il totalitarismo e il liberalismo occidentale. E se l’Occidente ha prevalso, fu grazie alla forza dell’America.

Tuttavia Obama non sembra pensare in termini così antiquati e trionfalistici. All’estero, si avvale spesso del suo ruolo per chiedere scusa in nome dell’America, indebolendo fortemente la sua leadership. “In diplomazia internazionale, il presidente Obama sta impiegando gli stessi metodi che utilizzava all’epoca in cui era un community organizer del South Side di Chicago,” evidenzia il Washington Post, considerando “il mondo alla stregua di una comunità di nazioni simili per prospettive e interessi.” Che la guerra fredda non sia destinata a combaciare con la questa visione del mondo incredibilmente ingenua sembra quasi un inconveniente intellettuale.

Obama coglierà se non altro l’occasione del Ventennale del Muro per celebrare la libertà e i diritti umani, valori preziosi del liberalismo? Non necessariamente. Come principi di politica estera, li ha già in gran parte abbandonati a favore di un illegittimo realismo che mitiga i crimini di regimi ripugnanti nel resto del mondo. Durante la Guerra Fredda, indebolimmo i nostri nemici facendo luce sulla repressione che operavano all’interno dei loro Paesi. A Berlino, JFK parlò con veemenza del comunismo come “di un’offesa contro l’umanità”. Obama utilizza enfaticamente e con trepidazione un vocabolario simile ma evitando di compromettere l’opportunità di un futuro dialogo.

Ronald Reagan comprese che si poteva trovare un terreno d’incontro con il regime sovietico senza legittimarlo. Non interruppe mai il dialogo con i dissidenti sovietici nonostante l’irritazione di Mikhail Gorbachev, con cui stava trattando. L’America è rimasta comunque un faro per la libertà nel mondo, a prescindere dagli imperativi pratici della geopolitica.

Obama ha relegato en coulisse questa fondamentale aspirazione del potere americano. Per lui, non esiste più l’eccezionalismo del potere americano, ma gli Usa sono solo una fra le grandi potenze, alla ricerca di accordi con i nostri pari di Mosca o Pechino. Perché aspettarsi che celebri la memoria dei refuseniks del blocco dell’Est quando rifiuta d’incontrare il Dalai Lama prima del suo viaggio in Cina?

L’avvicinamento con la Merkel, durante il viaggio del cancelliere tedesco a Washington, è il massimo che Obama ha ritenuto opportuno concedere al suo alleato europeo. Un presidente americano, dunque, è pronto a soprassedere su eventi che hanno sancito la fine di una lotta che per cinquanta anni è costata sangue e soldi alla nostra Nazione. Per Obama il 1989 è un solo un anno lontano nel tempo, così come il partito democratico degli Harry S. Truman o di JFK appare ormai come un ricordo sempre più remoto.

National Review


domenica 8 novembre 2009

“Solo 14 mila euro dalle bollette”



Dal Corriere di oggi

Falconara “I fondi destinati dai cittadini, sotto forma di quota aggiuntiva nella bolletta del gas, sono utilizzati dall’amministrazione Brandoni, ora come in passato, esclusivamente per aiutare le famiglie in difficoltà”. Il Pdl rassicura i falconaresi e l’Adiconsum, l’associazione che nei giorni scorsi, attraverso la responsabile locale Silvana Santinelli, aveva sollevato la questione. “Per una corretta informazione – precisa la nota della maggioranza di centro-destra – è bene evidenziare che le risorse provenienti da tale fondo sono già state utilizzate negli anni passati per coprire parzialmente il fabbisogno comunale. Per l’anno in corso la cifra resa disponibile dal fondo è infatti di circa 14.000 euro. Un importo già destinato a soddisfare le esigenze delle famiglie in difficoltà, ma del tutto insufficiente al raggiungimento dello scopo. Per tale motivo il Comune l’ha integrato con risorse aggiuntive proprie”.

Colpa della crisi

La grave crisi economica che ha colpito l’Europa, e l’Italia, evidenzia il Pdl, “ha provocato un aumento delle richieste di aiuto all’amministrazione che, di contro, ha visto assottigliarsi i contributi statali e regionali”. I responsabili del partito invitano quindi la referente locale dell’Adiconsum a segnalare all’ufficio preposto i casi specifici “al fine di potere verificare ulteriormente ogni possibile soluzione”. “Siamo convinti – prosegue la nota del Pdl – che in una situazione di grave crisi come è quella dalla quale stiamo uscendo, sarebbe compito di un’amministrazione comunale sostenere economicamente i cittadini più bisognosi. Questa possibilità è, però oggi, preclusa all’amministrazione Brandoni a causa dell’elevato indebitamento contratto dalle precedenti amministrazioni che pregiudica il vivere quotidiano della città e ne impedisce lo sviluppo. I dubbi sulla presenza o meno di questo fondo di riserva derivante da un prelievo (consentito dall’Authority per l’Energia) sulle bollette del gas, sono sorti quando la Santinelli si è attivata per aiutare una famiglia di disabili rimasta al freddo perché senza soldi per pagare i conti della fornitura del riscaldamento e i servizi sociali del Comune hanno fatto sapere di non poterli aiutare per “mancanza soldi e visto che negli anni precedenti erano intervenuti per altri tipi di bollette”.

sabato 7 novembre 2009

Biekar all’angolo: “Ho lasciato tutto”
Nega di appartenere alla massoneria, ma sul passato non parla. “Non partecipo più a club o associazioni”


Dal Corriere di oggi

Ancona “Affermo di non appartenere a logge massoniche, di non essere iscritto alla massoneria. Come assessore e uomo pubblico ho ritenuto di non partecipare più a circoli, associazioni e club cui appartenevo, non perché ci sono incompatibilità, ma perché capisco che il clima è talmente avvelenato che tutto viene avariato. Man mano che capitava l’occasione mi sono dimesso da tutto”. L’assessore Biekar interviene in aula, incalzato dal fuoco di fila dei Pdl Giacomo Bugaro e Carlo Ciccioli (“speriamo non ci siano retropensieri”, commenta l’onorevole), ma senza dire del passato. Biekar è stato iscritto a logge in passato? L’assessore ribadisce a margine del Consiglio le cose dette in aula. Tra le associazioni da cui Biekar si è dimesso ci sono logge massoniche? L’assessore non risponde, rimarcando solo quanto detto. “Chi può dirlo?”, si concede una battuta. Gabrielli, è stata sfiduciaUn consiglio comunale difficile, tra frasi forti e ripensamenti, ma senza il Codice etico, rinviato per mancanza d’intesa. Non è immune il sindaco. “Posso andare avanti nella funzione che i cittadini di Ancona mi hanno assegnato”, dice rispondendo al Pdl Daniele Berardinelli smentendo anche le voci che lo vorrebbero sul punto di mollare. Ma c’è di più. Dopo aver apprezzato la trasparenza di Gabrielli sull’outing sulla loggia Monina, dice: “L’ho invitato a dimettersi soprattutto per il fatto che l’iscrizione mi era stata taciuta. E’ evidente che non può essere la base di un rapporto fiduciario. Credo abbiamo tolto quel minimo di opacità che poteva esserci e anche quel rapporto che poteva essere frainteso con la massoneria, con i fratelli... Comunque, non c’è mai stato alcun problema: sfido chiunque a trovare collegamenti dell’attività dell’amministrazione con la massoneria”. E ribadisce: “A me risulta che non ci siano altri assessori iscritti”. La mozione togli-incarichi A sorpresa arriva un emendamento Pdl alla mozione di Stefano Benvenuti Gostoli (bocciato, con le astensioni di Brandoni e Perticaroli) con cui si voleva impegnare il sindaco a “revocare gli incarichi affidati a soggetti che abbiano già dichiarato la propria appartenenza ad associazioni segrete e/o di tipo massonico”. Il riferimento dichiarato da Bugaro è a Stefano Coppola, gran maestro della loggia Monina, la stessa di Gabrielli, presidente dei revisori di M&P. “Se si è dimesso Gabrielli deve lasciare anche lui”, dice. Il fuoco di fila del Pdl Prima c’era stata l’interrogazione di Bugaro sui verbali di giunta cambiati (“mi sembra di notare una certa disinvoltura nell’approccio istituzionale”, dice), a proposito della presenza di Biekar in merito a deliberazioni sull’Atma. Ciccioli chiede dell’appartenenza a logge. E Biekar interviene. “Visto che in questa città tutto deve essere trasparente e messo in piazza, vi dico che vengo dalla sala della rianimazione dove è ricoverato mio padre, che oggi si è svegliato e mi ha sorriso - esordisce Biekar -. Sono qui perché tirato qui per la giacca, per i capelli e per tutto il resto”. Spiega le dimissioni da presidente dei commercialisti: “Anche se mi fossi dimesso a settembre ci sarebbe stato comunque il commissariamento”. E poi, ironico: “Giocavo a pallone al Pincio, facevo seghino al bar Sirena. Qui pare che mi si accusi di essere il capo della Spectre, peccato che non ho un gatto da accarezzare”.Una seduta al veleno“Sindaco, mi pare di vederla come un pugile suonato”, dice ad un certo punto il Pdl Giovanni Zinni. E a difesa arriva il capogruppo Pd Pierfrancesco Benadduci: “Non è accettabile l’offesa al sindaco”. Dibattito lungo e complesso, con Bugaro a concludere: “Qui manca la capacità di governare. E se ci sono vuoti qualcuno li riempie”. E se Galeazzi sottolinea come “abbiamo discusso due pomeriggi sulla massoneria e non caveremo un ragno dal buco”, Pierluigi Fontana, segretario Pd, taglia corto: “Questo dibattito è noioso. Facciamo un salto in avanti”.

giovedì 5 novembre 2009

Rilancio Api, si torna a trattare
I sindacati ottimisti sulla possibilità di arrivare a un accordo


Dal Corriere di oggi

Falconara Riparte oggi la trattativa per la “vertenza Api”. I vertici aziendali, la Rsu e i sindacati di categoria si incontreranno di nuovo a partire da questa mattina per definire i tempi ed i modi di applicazione del nuovo piano industriale che ha evidenziato, all’interno del polo falconarese, almeno 140 esuberi. “Credo che con un po’ di impegno da entrambe le parti – ha spiegato nei giorni scorsi Cristian Gatti delegato aziendale della Cisl – si possa costruire insieme un cammino comune che riesca a salvaguardare gli interessi di tutti”. Rsu e sindacati, che si sono riuniti all’inizio della settimana per discutere la situazione e stabilire una strategia comune in vista del vertice di giovedì, chiedono di ricercare le eventuali unità in più fra le persone vicine al pensionamento “da accompagnare alle fine del loro periodo lavorativo con la mobilità”. Intanto è dell’altro ieri la notizia, rilanciata da Il Sole 24 ore, dei conti “in rosso” dell’azienda Api. Secondo il quotidiano economico la Api Holding, la società che gestisce le attività del gruppo energetico-petrolifero ha perso 6,5 milioni di euro. “Colpa – scrive Il Sole – come si apprende dal bilancio da poco depositato in Camera di Commercio, delle quotazioni del petrolio salite sull’ottovolante e della recessione scoppiata a fine 2008”. Così, nonostante un giro d’affari che si è ingrandito a sfiorare i 4 miliardi, il bilancio 2008 è caduto in passivo, amplificando un trend calante iniziato da almeno due anni. Dall’Idv di Falconara nel frattempo arriva l’invito a puntare sulle energie alternative. “Tutti gli studi – dice il coordinatore Maurizio Ulisse – sono concordi nel riconoscere alle rinnovabili un rapporto tra megawatt installato e posti di lavoro creati decisamente più alto rispetto alle fonti tradizionali. I numeri forniti dalla Iea (Internationala Energy Agency), parlano di 12 persone impiegate per ogni Mw eolico installato, mentre in una centrale a ciclo combinato a gas, che sia da 800 o da 400 Mw, lavorano in tutto 30 o 40 addetti, ai quali vanno aggiunti quelli impegnati nei servizi che vengono esternalizzati. E ancora più allettanti le promesse del fotovoltaico”.