mercoledì 24 dicembre 2014


       

 L' ADORAZIONE DEI MAGI

         Gentile da Fabriano Galleria degli Uffizi



            
       Con questa fiabesca e poetica 

              Adorazione

                    auguro a tutti 
               
                        un sereno Natale
  
         

domenica 21 dicembre 2014

Negazione di un’ identità e suicidio di una cultura





di Vittorio Zedda
Sembrerebbe una questione di poco conto , tanto più a fronte dei problemi ,e tutti gravi, che dobbiamo fronteggiare. Però di poco conto non è il principio che vi è sotteso . E poiché con l’avvicinarsi del Natale la stampa e i media in genere tornano ad occuparsi della questione , evidentemente quel principio è tanto rilevante e controverso , da radicarsi in prese di posizioni polemiche che ignorano un corposo e pluriennale dibattito , nonché i passi in avanti che sull’argomento sono stati fatti.
Ogni anno, in questa stagione ,tutto ricomincia daccapo , come se nulla fosse stato detto, come se nulla fosse stato chiarito, come se nulla fosse stato capito. E allora la questione è seria e visto che riguarda il Natale, o facciamo ora un ultimo tentativo di orientarci sulla questione , o andiamo fuori tempo massimo. Anche se relativamente fuori tempo, perché al prossimo Natale la questione si ripresenterà, quasi certamente.
Tutto cominciò una decina d’anni fa , allorché, in una scuola materna, le maestre decisero di non allestire il presepio con i bambini per non turbare la sensibilità dell’unico bimbo mussulmano frequentante. In conseguenza di quella scelta, non si festeggiò neppure il Natale a scuola. Giornali e radio riferirono il fatto, che divenne “notizia”.
Ricordo il profondo dissenso verso quella rinuncia espresso in una intervista radiofonica dallo scrittore islamico Ben Jelloun, che trovava controproducente e assurdo togliere ai bambini il piacere di una tradizione legata ad una festa,tanto radicata nel sentimento e nel vissuto e particolarmente in quello infantile. Di più, diceva in sostanza Jelloun, che senso ha togliere o negare ai bambini il gusto di una tradizione popolare, segno di una bimillenaria cultura, di diffusione planetaria, radicata nel sentimento, nell’arte, nella letteratura, nella storia, nella vita di ogni ceto sociale e specialmente in un paese come il nostro?
Quante forme di cultura radicano nelle varie religioni e da esse traggono la loro specificità ed essenza, persino quando, nel tempo, si discostano dai loro significati originari? Perché pensare che non debbano aver spazio a scuola, se di culture si tratta? E aggiunse: non fare il presepio è una stupidaggine, anche perché nel Corano Cristo è considerato un grande profeta e molto rilievo è attribuito alla figura della Madonna, vergine e madre anche per i musulmani. Cosa questa che pochi sanno, anche fra gli insegnanti.
Fu una lezione memorabile, quella dello scrittore musulmano. Chiara al punto che avrebbe dovuto chiudere la questione “presepi” per sempre . E nessun’altra voce del mondo islamico sentì la necessità né di controbattere né di aggiungere una virgola alle parole di Jelloun . Oltretutto Jelloun aveva posto la questione assai correttamente, indicando implicitamente una distinzione fra” tradizione culturale” e “culto” . Di fatto il presepe non appartiene da un punto di vista dottrinale né alla Liturgia né al culto in senso stretto.
Ricordate quando, all’inizio delle lezioni, le maestre facevano recitare una preghiera in classe ? Una pratica che si configurava come “culto” e in quanto tale suscitò polemiche, soprattutto allorquando, aboliti i vecchi programmi della scuola elementare che indicavano la religione cattolica come “base e coronamento” dell’azione educativa della scuola dell’obbligo, la scuola pubblica veniva improntata ad una nuova laicità. Una scuola, quindi luogo di cultura, anche religiosa,si badi bene , perché dalle religioni deriva un immenso patrimonio culturale, ma non di “culto”, che si esercita in altre sedi. Ecco perché dallo scrittore magrebino ci venne un esempio di buon senso mussulmano che ci servì di lezione. Ma purtroppo per poco, o forse per pochi. Infatti ad ogni nuovo Natale, in qualche scuola della Repubblica, il dirigente o qualche docente si esprime contro il presepe e, guarda caso, sempre in riferimento alla presenza di musulmani fra gli allievi.
E cosi capitò di nuovo, non molto tempo fa. In occasione del Natale, un importante quotidiano nazionale infatti riportava che in una scuola milanese: “le insegnanti di religione allestiscono il presepio in una parte dell’istituto abbastanza riservata, dove chi non vuole non è costretto a vederlo”. La frase virgolettata riportava la “versione ufficiale” della scuola. Colpiva quel “non essere costretti a vedere” e quindi, “togliere alla vista”. Si può capire la buona intenzione e lo sforzo. Si può capire la scelta di non privare i bambini “cristiani” del presepio, evitando nel contempo interferenze con la sensibilità dei “non cristiani”. Tuttavia, la soluzione adottata non pareva risolvere, e nemmeno affrontare, il problema. Emergeva invece, agli occhi di molti, più che un malinteso senso di rispetto per l’altrui diversità, un inconcepibile atteggiamento di immotivata autocensura, una sottomissione e negazione di una propria e non certo vergognosa specificità e identità culturale.
I musulmani , se li conoscete bene , non abdicano a nulla della loro specificità religiosa. Anzi esibiscono con senso di superiorità, insito nella loro coscienza religiosa, i segni e gli atti del loro culto. Il velo sul capo o il volto coperto delle musulmane anche nelle nostre città sono un’esibizione politico –religiosa ,come lo è di fatto l’islam, che non è solo religione. Tendono a mostrare che sono anche qui, con fierezza, e a loro poco importa che le nostre leggi vietino la copertura del volto in pubblico. E’ la loro una sfida perché per loro Allah e l’unico vero Dio e Maometto è il profeta di Allah. Cristo per loro, ha predicato e preannunciato la venuta di Maometto. Quindi l’islam dovrà essere imposto al mondo intero. Con questo tipo di mentalità, difficile attendersi dal mondo islamico atteggiamenti di autocensura o di correzione del proprio modo di contrapporsi al resto del mondo.
In barba alle nostre leggi , sgozzano i montoni in occasione delle loro feste religiose, anche da noi , senza il preventivo stordimento dell’animale per evitargli la sofferenza della lunga agonia necessaria ad ottenere il totale dissanguamento, secondo le modalità della macellazione “halal”. E non sto a enumerare riti e tradizioni cui non rinunciano. Certamente, se fosse una tradizione loro, non rinuncerebbero a fare il presepio. Probabilmente ce lo imporrebbero senza tante storie.
Per chiarire: il tema di questa riflessione non riguarda l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole della Repubblica, e pertanto non è su questo che si vuol esprimere un’opinione. Ci sono leggi al riguardo: leggi vigenti. Su questo ci sono anche opinioni in contrasto, ma la questione che qui si vuol affrontare è un’altra. Una cosa è la dimensione “confessionale” o l’insegnamento di una specifica “fede” religiosa. Altra cosa è la cultura che deriva dalle religioni e dalle conseguenti tradizioni e manifestazioni.
La cultura religiosa, in quanto e per quanto mera cultura, trova nella scuola il suo posto privilegiato, come tutte le forme di cultura esistenti. È tutt’altra cosa dall’istruzione confessionale. Non è fede. È conoscenza. Per conoscere e per capire l’arte e la letteratura (e persino la lingua e la mentalità) di questo Paese, interpretabile appieno solo attraverso la cultura derivante dal Cristianesimo e dal Cattolicesimo, sono certamente utili, se non indispensabili, strumenti culturali che hanno attinto a quelle radici. Il che non si identifica con “la fede”. In questo senso, visto che la società cambia, è opportuno che si conosca (per cultura) anche il senso del Ramadan o della festa delle Capanne, così come il Natale e la Pasqua. Senza confondere questioni diverse su piani diversi.
A questo proposito va ribadito che il presepio non è un precetto religioso; non è un atto liturgico; non è un fatto propagandistico, e nemmeno un atto di culto, per quanto di ovvia ispirazione religiosa. In quanto tradizione popolare è un fatto”culturale“. E la cultura non si nasconde alla vista, non offende e non si occulta: si spiega. Si aiuta a capirla, a interpretarla . Il che non significa imporla. Senza chiusure per la cultura altrui, ma soprattutto senza imbarazzo, e tanto meno vergogna, per la propria.
La sensibilità che ci porta ad assumere comportamenti rispettosi dell’altrui diversità, non può prescindere dal rispettare, anzitutto, noi stessi, e dal fatto che comunque il rispetto deve essere reciproco. La paura, nemmeno dissimulata, dell’integralismo altrui (come se l’integralismo fosse solo”altrui”) non deve indurre ad acquiescenze autodifensive, a mal tollerate rinunce, a occultamenti più o meno parziali e a finti pudori. Si può spiegare a tutti, piccoli e grandi, cristiani e musulmani, che l’espressione di una cultura specifica,se non è in contrasto con le leggi dello stato, non vuole prevaricare, non costituisce un’ingiustizia, non è un’imposizione. Non deve imbarazzare chi la esprime, né chi non vi appartiene o ne è estraneo.
È certamente apprezzabile che, pur nella legittima manifestazione di una antica tradizione, si pensi a modi d’esprimerla nuovi e rispettosi di una mutata composizione sociale, per attenzione agli “altri”. Ma è certo discutibile che in una società ancora (forse per poco) prevalentemente connotata da una matrice cristiana, si scelga di “nascondere” alla vista, una manifestazione di una sua specifica “cultura”. Fosse pure minoritaria, andrebbe tutelata. E minoritaria ancora non è.
Se democrazia ha un senso, non solo politico… Chi pensa di manifestare in modo “riservato” nella scuola le proprie tradizioni, in quanto connesse alla religione, si è mai chiesto quanto sia più macroscopica (e difficile da tenere “riservata”) la tradizionale vacanza di quasi venti giorni per il Natale e quasi dieci per la Pasqua? Chiudere la scuole per periodi così lunghi e per motivi anche di indubbia matrice religiosa non crea imbarazzi a nessuno? Quella sospensione del servizio scolastico non è forse un più pesante condizionamento per chi appartiene ad altra fede religiosa? Altro che presepio.
Certo : fare scuola è sempre più difficile e gli insegnanti sentono sempre di più il bisogno di un supporto e di una tutela. Non si può pretendere che trovino da soli la soluzione a problemi di convivenza interetnica e interreligiosa all’interno delle scuole. Certamente possono concorrere a individuare modi e forme di comprensione, di conoscenza e di tolleranza fra”civiltà”, di cui tanti bambini stranieri immigrati sono inconsapevoli rappresentanti, nonché “portatori sani”. “Leggendo” le valenze culturali di quelle diversità, senza ovviamente avventurarsi nelle questioni di fede. Impegnandosi, come dovremmo far tutti, a superare gli integralismi . Non è facile, ma non è possibile sottrarsi al compito che la nuova composizione sociale propone allo stato, alla società e alla scuola. Con una forte richiesta di dialogo, che è fatto per capire altrui mentalità e per far capire la propria. Per convivere in pace, senza nascondersi e senza imporre. Senza atteggiarsi a vittime e senza fare vittime. E senza disconoscere la propria cultura.





Evita il carcere per cinque volte, arrestato dai Carabinieri di Falconara

Evita il carcere per cinque volte, arrestato dai Carabinieri di Falconara


E' ritenuto uno dei pusher di eroina più attivi del capoluogo. L'uomo, solo nel corso del 2014, era stato arrestato ben 5 volte da Carabinieri, Polizia e GdF, riuscendo sempre ad evitare la detenzione in virtù della legge "svuota carceri"


Evita il carcere per cinque volte, arrestato dai Carabinieri di Falconara
Nella mattinata di ieri i Carabinieri della Tenenza di  Falconara hanno tratto in arresto, in esecuzione di un provvedimento del Tribunale di Ancona H.H., cittadino tunisino 44enne. L'uomo, considerato dagli inquirenti uno degli spacciatori di eroina più attivi nel capoluogo dorico, era già sottoposto alla misura dell'obbligo di firma presso i Carabinieri, a seguito di un arresto operato nei primi dello scorso novembre sempre dai militari della Tenenza, che lo avevano trovato in possesso di 30 grammi di eroina.
Nonostante i molteplici precedenti, però, l'uomo aveva evitato il carcere grazie alle recenti modifiche della normativa sugli stupefacenti, che di fatto impediscono misure cautelari detentive per gli episodi ritenuti di lieve entità. Gli investigatori dell'arma, però, non hanno mollato la presa e lo hanno arrestato nuovamente, dopo circa un mese, “pizzicandolo” con 11 dosi di eroina nascoste in piazza Pertini.
A questo punto l'autorità giudiziaria ha sostituito l'obbligo di firma con la custodia in carcere, ponendo fine ad una situazione che rischiava di diventare surreale: il tunisino infatti, solo nel corso del 2014, era stato arrestato ben 5 volte sia dai militari dell'Arma, dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, riuscendo sempre ad evitare la detenzione in virtù della legge “svuota carceri”.
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venerdì 19 dicembre 2014


Presentato il progetto Terminal Teatro
Si parte con Faraco, chiusura con Placido


FALCONARA - È stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa allestita al castello di Falconara Alta il Progetto Terminal Teatro. Falconara vara infatti una stagione teatrale che andrà in scena nel Terminal Arrivi dell’aeroporto. Sarà installato un palco di 10 metri per 12 con circa 400 sedute e all’interno dell’hangar sorgerà quindi un teatro che sarà stabile fino al 18 aprile. Presenti all’incontro con la stampa l’assessore alla cultura e turismo Stefania Signorini, Raimondo Arcolai dell’Amat e Laura Cerasa responsabile commerciale di Aerdorica. Si parte sabato 10 gennaio 2015 con Carmine Faraco in serata cabaret.

Sabato 21 febbraio 2015 sarà la volta invece di Lucia Fraboni in Sfreccia Rossa viaggio assai poco raccomandabile sulla Tavv (Tratto Ancona-Vologna): spettacolo comico di Lucia Fraboni con la partecipazione di Francesco Favi e con Stefano Ranucci e Alessandro Cupido, regia di Mauro Bricca.

Giovedì 19 marzo 2015 invece arrivano Kledi Kadiu e il Balletto di Roma per Contemporary Tango: musiche Francisco Canaro, Lucio Demare, Juan D’Arienzo, Carlos Gardel, Astor Piazzolla, Osvaldo Pugliese, Anibal Troilo, Angel Villoldo, coreografia e regia Milena Zullo.

Infine sabato 18 aprile 2015 spazio a Michele Placido in Serata d'onore con Gianluigi Esposito (canto) e Antonio Saturno (chitarra).

“Si tratta di un progetto a cui tengo tantissimo perché è il punto di arrivo della volontà di avere il teatro a Falconara – dichiara l’assessore Stefania Signorini -. Una grande sfida che siamo riusciti a realizzare grazie alla dottoressa Laura Cerasa che rappresenta Aerdorica. Non poter disporre di un teatro è stata una grande mancanza che ho vissuto nella mia attività di assessore alla cultura perché c'era l'esigenza di avere spazi che non avevamo. Questa ricerca mi ha portato ad immaginare uno spazio, che sicuramente è molto originale: il Terminal Arrivi dell'aeroporto di Falconara. Uno spazio inconsueto, ma molto suggestivo e soprattutto funzionale per la sua collocazione e per la possibilità di avere parcheggio. Partiamo con una programmazione che risponde a gusti diversi, una mini-stagione composta da uno spettacolo di cabaret, quello di una compagnia comica locale, un balletto con Kledi e infine Serata d'onore con Michele Placido”.

“Ringrazio – conclude l’assessore Signorini - la Croce Gialla per la collaborazione per la biglietteria, Amat per aver sposato il progetto è la dottoressa Cerasa che condivide il mio entusiasmo e la volontà di raccogliere questa sfida”.

“Grazie all'assessore Signorini siamo di nuovo qui a Falconara felici di dare una mano. Il terminal arrivi è uno spazio inusuale, ma ci sono ottime possibilità perché possa essere visitato dal pubblico, anche perché le scelte sono di qualità – commenta Raimondo Arcolai dell’Amat - . Voglio fare un plauso all'amministrazione che ci crede e avere un assessore che ci crede, soprattutto in questo momento di crisi e di tagli che hanno colpito prepotentemente la cultura, è per noi un grande stimolo. Naturalmente frequenteremo il teatro dell'aeroporto soprattutto per vedere anche che pubblico si concentrerà in questo nuovo spazio”.

“Quello tra me e l’assessore Signorini è stato un incontro favorevole: siamo entrate immediatamente in sintonia – spiega Laura Cerasa responsabile commerciale di Aerdorica -. Sono diversi anni che credo che l'aeroporto si debba aprire e diventare da non luogo a luogo. Abbiamo già ospitato spettacoli, ma mai il teatro ed in una struttura così bella credo sia giusto ospitare eventi importanti. Ci vogliamo aprire al territorio e far sì che Falconara possa avere libero accesso all'aeroporto. Sono convinta che funzionerà e aspettiamo il primo spettacolo con trepidazione. Ovviamente - conclude Laura Cerasa - è garantita la normale operatività aeroportuale”.
(  Corriere Adriatico  )