giovedì 11 giugno 2009

Immigrati; Gheddafi:Porte aperte a stranieri portano a dittatura




Roma, 11 giu. (Apcom) - La collaborazione fra Italia e Libia sui pattugliamenti in mare funziona, e chi insorge a difesa dei diritti umani dovrebbe prendersi la responsabilità di offrire lavoro e cure ai migranti. Il leader libico Muammar Gheddafi, nel suo discorso a Palazzo Giustiniani, dedica un lungo passaggio al tema dell'immigrazione, ironizzando anche sulle possibili conseguenze di una eccessiva apertura al fenomeno da parte dell'Italia: a quel punto, dice, la gente vorrebbe un dittatore che la proteggesse. L'immigrazione è un fenomeno che "non riguarda solo l'Italia, la Libia è una terra di transito e l'Italia una prima meta, ma la cosa riguarda - ammonisce - tutta l'Africa e tutta l'Europa e il mondo più in generale". Secondo Gheddafi si tratta di un problema del quale si devono fare carico tutte le istituzioni internazionali, "noi italiani e noi libici non possiamo affrontare il problema da soli, non possiamo fermare migliaia e migliaia di africani, è una cosa che supera lo sforzo possibile da parte della Libia e dell'Italia". Quindi, argomenta il colonnello, "abbiamo detto che spendendo un miliardo di euro sotto il controllo dell'Unione europea, la Libia potrebbe contenere l'immmigrazione, ma abbiamo visto che anche questo miliardo non è sufficiente. Sono necessari miliardi, da spendere in Libia per arginare l'immigrazione verso il Mediterraneo e verso l'Italiua. Come? Attraverso progetti nel Sud della Libia, anche dei paesi esportatori di migrazioni, strade che permettano di controllare le persone che passano, vedere se i richiedenti asilo soddisfano i requisiti". "Possiamo creare progetti e spingere queste persone a tornare nelle loro terre creando possibilità lì, ma questo - prosegue Gheddafi - non si è ancora realizzato. L'Unione europea ci ha promesso un sistema per controllare il confine meridionale della Libia ma questo non è stato ancora realizzato. L'Italia ha fatto molti passi positivi nella cooperazione con la Libia contro l'immigrazione clandestina, con motovedette, sistemi di controllo marittimo e il lavoro va in modo ottimo fra la Libia e l'Italia in questo controllo in mare". "Oggi ci sono proteste - osserva ancora il leader libico - contro il governo italiano perché dicono che questo è contro i diritti dell'uomo, ma allora vuol dire che contenere l'immigrazione è contro diritti dell'uomo? Allora lasciate che il governo italiano smetta di difendere l'Italia dall'immigrazione e lasci milioni di immigrati entrare in Italia, perché gli amici dei diritti dell'uomo dicono che questa azione è contro i diritti dell'uomo... Lasciamoli entrare in Italia e a quel punto il governo italiano non sarebbe più responsabile, lo sarebbero dei gruppi che hanno difeso l'immigrazione". "Allora lasciamo ai difensori dei diritti dell'uomo - continua Gheddafi - di trovare i posti di lavoro, fornire cure a milioni di immigrati. Difendete i diritti? Allora venite e portate la vostra responsabilità. Ma questo - conclude - porterebbe a una richiesta di un dittatore che possa proteggere l'Italia con rigore...".

mercoledì 10 giugno 2009

Sordoni, il bis per un voto






Dal Corriere di oggi

Jesi Gloria Anna Sordoni, sindaco a tempo e per un voto. Con la certezza che la storia avrà un seguito. Nel mirino della consueta contestazione elettorale è finita Monte San Vito con i suoi due candidati a sindaco in assoluta parità di voti: Gloria Anna Sordoni, sindaco uscente ma non confermato dal Pd che ha corso con una lista civica di sinistra, e Sabrina Sartini, candidata a sindaco dal Pd, avevano ottenuto 1653 voti a testa. Ed è stato un vero percorso a ostacoli: alle 20 e 30 di lunedì la disputa si stava risolvendo con un ballottaggio fuori dalle regole dal momento che il paese in questione è sotto i 15 abitanti e quindi tagliato fuori dalla pratica del voto in appello. Ma a mezzanotte, cambio di scena con la Sordoni proclamata sindaco per un voto in più di una scheda contestata.




C’è Ancona nel mirino di Berlusconi

La corsa al sindaco dorico tra le priorità del Pdl. Avamposto in vista delle Regionali del 2010

Ancona Il Comune di Ancona entra tra le priorità nazionali per il Pdl. I vertici del Partito della libertà si sono riuniti a Roma ieri sera, per definire la strategia delle situazioni politiche più importanti, tra cui è inserito anche il capoluogo marchigiano, avamposto per le regionali 2010. Un’attenzione che fa pensare ad un possibile arrivo in città di Silvio Berlusconi, in vista del ballottaggio Bugaro-Gramillano del 21 e 22 giugno. Per ora Giacomo Bugaro ha ricevuto la telefonata di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, che gli ha fatto i complimenti per i risultati: primo ballottaggio dopo dodici anni e Pdl primo partito della città, tre punti oltre il Pd. Ci sono contatti con l’entourage di Berlusconi. E tra i democratici si guarda con attenzione alle mosse del Pdl, per capire se effettivamente il premier verrà a sostenere la candidatura Bugaro.

Il rebus apparentamenti

Ora è rebus apparentamenti, per entrambi gli schieramenti. Un’intesa formale con i candidati sindaco che hanno terminato la corsa al primo turno darebbe maggiori garanzie di risultato, ma porterebbe via consiglieri agli attuali schieramenti di Gramillano e Bugaro, nel riparto dei seggi. Nelle coalizioni di centrodestra e soprattutto di centrosinistra, c’è chi pensa piuttosto ad intese informali, ad appoggi esterni, così da poter contare su una maggioranza addirittura più ampia rispetto ai 24 consiglieri previsti dal premio. Ma i potenziali alleati staranno al gioco? C’è già chi, informalmente, fa sapere di no: o un’intesa con tutti i crismi o niente. Tanto più che chi viene chiamato all’apparentamento ci guadagna in termini di posizioni in Consiglio.

Sarà più facile superare il 50 per cento dei voti per Gramillano, che parte dal 40,91 per cento, o per Bugaro, dal 33,75? Non è solo questione di matematica. E’ necessario riportare gli elettori al voto e vince anche chi è più motivato. E poi c’è il referendum: peseranno i richiami all’astensionismo? C’è tempo fino alle 12 di domenica per comunicare eventuali decisioni di intese formali.

Il gruppo Bugaro

“Oggi (ieri; ndr) Ancona si è svegliata con la prospettiva di poter cambiare. La partita è apertissima. La sfida è a chi riporta la gente a votare. Si riparte da zero e la nostra è una sferzata di energia positiva”, commenta un entusiasta Giacomo Bugaro. Ieri sera al Jolly gli stati maggiori del Pdl, presenti tutti i candidati, per mettere a punto le strategie in vista del ballottaggio. Pare che qualche contatto ci sia già stato. Il Pdl può guardare all’Udc di Andrea Speciale, che ha messo insieme il 4,57 per cento di consensi, ma anche alla lista civica di Renato Galeazzi, con il suo 8,21 per cento. L’ex sindaco lascia libertà di voto ai suoi elettori e il Pdl potrebbe intercettarne una parte, avvicinando le persone con cui Galeazzi ha stretto contatti. In ballo c’è anche l’elettorato di Fausto Giorgi, concentrato soprattutto nella prima circoscrizione, che conta pur sempre l’1,16 per cento.

Il gruppo Gramillano

“I numeri parlano chiaro e quelli non mentono mai”, dice Gramillano, che si è preso fino a mercoledì per chiudere gli scrutini al Galilei. “In attesa dell'ultimo passo tra dieci giorni, deve essere chiaro a tutti che il futuro della città sarà deciso tra il rinnovamento per tutti del centrosinistra e gli interessi di pochi, rappresentati dal centrodestra. E io resto assolutamente certo che Ancona saprà scegliere al meglio”.

Tre vertici in ventiquattro ore per il centrosinistra. Il primo a caldo, nello studio del segretario Pd Giovanni Ranci lunedì pomeriggio. Il secondo in nottata: mentre tutti si muovono tra sala giunta grande e Consiglio, Gramillano e i segretari si riuniscono nella sala giunta piccola. Incontro in cui si è parlato proprio della possibilità di apparentamenti o di intese con quelle liste che hanno affinità programmatiche. E cioè, Eugenio Duca, con il suo 5,9 per cento, e Mauro Gallegati. Secondo alcuni del Pd Gramillano dovrebbe contattare e stringere intese anche con Giorgi e Speciale. Sullo sfondo, un interrogativo sul 4,87 per cento di Gallegati: sono voti recuperabili al ballottaggio o si è trattato di un voto di protesta che potrebbe esaurirsi al primo turno?

Rc e Pdci non vedono di buon occhio apparentamenti, specie con lo schieramento di Duca animato dagli ex, soprattutto di Rifondazione. Ieri sera nuovo vertice.

martedì 9 giugno 2009


Elezioni: la matematica non è un'opinione


La matematica non è un'opinione, neppure in politica. Eppure in queste ore del dopo voto si sentono valutazioni e giudizi che con la matematica hanno poco a che fare.
Analizziamo i risultati più significativi.

1. Il Popolo delle Libertà raggiunge il 35,3% contro il 37,4% delle scorse elezioni politiche. In termini assoluti passa da 13,6 milioni di voti a quasi 11 milioni. In un contesto elettorale proporzionale, dove non è in palio la posta del governo e in cui votano il 66% degli elettori contro l'80%, (in termini assoluti 31 milioni contro 37,5) non si può certo parlare di sconfitta. In questi sei milioni di voti ci sono certamente quelli che mancano al Pdl, che non cede consenso ad altri partiti.
La perdita dei voti è in larga parte da ascrivere ad una campagna elettorale “incarognita”, come ha detto il Capo dello Stato, una campagna elettorale che ha cercato di demolire l'immagine morale dell'uomo Silvio Berlusconi, una campagna indegna che ha allontanato i cittadini dalla politica, ma non ha raggiunto l'obbiettivo desiderato dai calunniatori di professione.
Nessuno però può trascurare il fatto che il partito di Silvio Berlusconi, il Pdl, è il primo partito in tutte le regioni italiane escluse Emilia-Romagna e Toscana. Il Pd perde il primato che deteneva fino allo scorso anno in Liguria, Marche, Umbria e Basilicata. Un risultato che apre uno scenario del tutto nuovo per le regionali del prossimo anno. Il Pd non è nemmeno il “partito appenninico” di cui aveva parlato Giulio Tremonti.

2. La Lega Nord conferma i suoi risultati e vede premiata la sua propaganda. Raggiunge il 10,2%, pari a 3,1 milioni di voti, contro l'8,3% pari a 3,0 milioni alle politiche 2008. La sua capacità di mobilitazione è indubbia, dimostra che il partito si muove all'unisono sui temi forti che sceglie, ma in nessuna regione, nemmeno in Veneto, sorpassa il Pdl.

3. Il Partito democratico passa dal 33,2% al al 26,1%. In termini assoluti vuol dire una diminuzione di quattro milioni di voti, da 12 milioni a 8 milioni. Un terzo degli elettori del Pd del 2008 ha cambiato opinione. Come si faccia a essere soddisfatti di questo Franceschini & C. dovrebbero spiegarlo. Anche perché il risultato delle liste di sinistra (6,5% , due milioni di voti) dimostrano che il Pd, a differenza del Pdl, ha concorrenti con cui non può allearsi e che non riesce a conquistare stabilmente ; nel 2008 la sinistra estrema e gli altri che oggi hanno concorso a formare le diverse liste di sinistra non Pd (come i socialisti) avevano raggiunto il 5,2% , pari a 1,9 milioni di voti, non molto meno di quanto hanno oggi.

4. Un discorso a parte meritano i radicali che raggiungono il 2,4%, 750mila voti, che rappresenta il consenso “storico” di Marco Pannella, a condizione che sia "solo contro tutti". Quando si allea, il contributo è meno della metà in percentuale. Il che rende arbitrario il tentativo del Pd di annettersi il risultato radicale. Quell'alleanza è probabilmente chiusa per sempre, anche se i radicali resteranno in parlamento nel gruppo del Pd.

5. Di Pietro. È il vero vincitore a sinistra in queste elezioni. Passa dal 4,4% (1,5 milioni di voti) del 2008, al 7,9% del 2009 (2,4 milioni di voti). Il Pd dovrebbe riflettere sul fatto che se si fa dell'antiberlusconismo dipietrista e antipolitico la sua bandiera – come ha fatto il Pd del dopo Veltroni – i voti vanno all'originale e non alla fotocopia.

6. L'Unione di centro passa dal 5,6% al 6,5% mantenendo gli stessi voti assoluti, circa due milioni. Per il partito di Casini valgono le stesse considerazioni che valgono per il partito di Bossi.

7. Gli altri. Nessuno dei partiti che non sono presenti nel Parlamento nazionale è riuscito a superare la soglia del 4% anche in questa occasione, nonostante tutte le varie combinazioni politico-elettorali tentate. Il sistema politico tende a stabilizzarsi intorno a cinque soggetti;i la progressiva marginalizzazione degli altri (unita alla progressiva diminuzione delle risorse economiche a loro disposizione) porterà il sistema italiano a essere più europeo, più bipolare e non più proporzionale.

Sulla base di questi dati si possono trarre alcune conclusioni:

a) il governo esce premiato, confermando i suoi risultati elettorali, un risultato unico in Europa;
b) il Partito democratico perde un terzo degli elettori e non ha margini di manovra politica: se si tiene Di Pietro non può tentare di allearsi con l'Udc; se cerca di agevolare la nascita di una forza alla sua sinistra, resta sotto l'ipoteca comunista; da quando è nato cala di peso invece di crescere;
c) il Popolo della libertà, all'opposto, può ragionare su un suo diverso assetto futuro; è nel Partito Popolare Europeo insieme all'Udc e la sua stretta alleanza con la Lega Nord può aprirsi alla prospettiva di una qualche forma federativa, sullo schema Cdu – Csu.

A questo punto, decidete voi chi ha vinto e chi ha perso.

Da il Predellino

domenica 7 giugno 2009

Il traffico regge Parcheggi pieni


Dal Corriere di oggi

Falconara Parcheggi pieni, sia la mattina che il pomeriggio, ieri in occasione della nuova manifestazione fieristica cittadina che ha portato a Falconara moltissime persone. Il centro si è riempito soprattutto nel tardo pomeriggio-sera ma la viabilità è rimasta scorrevole e non sono stati registrati problemi anche grazie alla presenza costante delle forze dell’ordine. Nella mattinata agenti della Polizia Municipale hanno invitato ad andarsene alcuni ambulanti abusivi che avevano steso sul loro lenzuolo borse e occhiali.


Un mare di gente tra le bancarelle
Artigianato, cena sotto le stelle e giochi per bambini: la fiera è stata un successone


Falconara Ha attirato moltissimi curiosi la prima edizione di “Falconara in fiera” la manifestazione che sostituisce il tradizionale appuntamento del 24 luglio che negli ultimi anni aveva mostrato “qualche segno di stanchezza”. Fra le novità dell’evento che ha animato, per tutta la giornata di ieri, il centro cittadino, gli artigiani in piazza con le dimostrazioni di antichi mestieri, il mercato dei fiori e la “cena sotto le stelle”. In piazza Mazzini, grazie alla collaborazione con Confartigianato, gli artigiani hanno non solo messo in mostra i loro prodotti, ma anche dato dimostrazione di come vengono realizzati ancora a mano certi oggetti, dal ferro battuto alla carta. Soddisfatti sia il sindaco Brandoni (il quale in mattinata ha fatto un giro fra gli espositori e fra la gente per capire se “questa nuova fiera tira”) che il presidente falconarese di Confartigianato Graziano Ragaglia e il responsabile di zona Marco Pierpaoli. Un’iniziativa che è piaciuta anche ai commercianti che hanno deciso di tenere aperti i loro esercizi fino alle 23 e 30. “L’adesione è stata quasi del 100% - spiega Fabrizio Tarroni, presidente della delegazione falconarese di Confcommercio – è il nostro modo per dire che crediamo molto in questa nuova iniziativa e vogliamo farla funzionare, tutti insieme”. “L’assessore al commercio Raimondo Mondaini e tutti gli uffici hanno lavorato molto bene – osserva Tarroni – spostare la data di una fiera non è semplice perché bisogna intervenire sul calendario regionale e poi c’è tutta l’organizzazione delle iniziative collaterali. Noi commercianti non possiamo che ringraziare il Comune per avere fatto questa scelta e con l’apertura straordinaria dei negozi abbiamo voluto dare il nostro contributo alla buona riuscita dell’evento”. Un buon successo ha riscosso anche la “cena sotto le stelle” organizzata in piazza Catalani grazie alla collaborazione con tre importanti realtà della ristorazione falconarese, Claudio Api dell’Arnia del Cuciniere, Alberto Berardi del Ristorante il Camino e Fabrizio Ridolfi di Villa Amalia. Menù fisso ad un prezzo decisamente abbordabile (18 euro) e sulla tavola piatti tipici (cannelloni gratinati, porchetta e dolci casalinghi) usciti dalle tre rinomate cucine. Spazio anche ai più piccoli in questa nuova fiera visto che piazza Garibaldi è stata interamente dedicata ai bambini con spettacoli di magia, giocolieri, baby dance, trucca bimbi e altri giochi. In più gli animatori dello Scimpa Club hanno garantito un servizio di baby-sitting per consentire ai genitori di lasciare i propri figli a giocare e concedersi un giro in tutta calma fra le bancarelle.

sabato 6 giugno 2009

Dal Corriere Adriatico

La proposta dei consiglieri del Pdl

“Sì alla commissione ma solo dopo il voto”


Falconara In merito alla richiesta presentata da alcune associazioni finalizzata a individuare un ulteriore momento di informazione e discussione sul tema della sicurezza e vista la richiesta di convocare con urgenza una commissione presentata dai capigruppo della lista civica Cittadini in Comune e dal Pd, i consiglieri del Pdl Ivano Astolfi, Raimondo Baia, Carlo Nucci e Piero Pastecchia propongono che si convochi una Commissione congiunta V e VI, eventualmente aperta alle associazioni, “subito dopo la tornata elettorale al fine di evitare facili strumentalizzazioni e senza quel carattere di urgenza richiesto solo dall’opposizione interessata più a svolgere una campagna mediatica in questi ultimi giorni di campagna elettorale, che a risolvere i problemi della nostra città”.

“Crediamo - fanno sapere i consiglieri del Pdl attraverso una mota stampa - che il confronto con la società civile su questi temi sia l’unica strada possibile; crediamo anche che il voler garantire il diritto alla sicurezza ad una comunità, quella falconarese, che, oggi, si sente privata di tale diritto, non sia un posizione ideologica bensì risponda a logiche di buon senso e, più in particolare, sia dovere di ogni amministratore”.

Secondo Astolfi, Baia, Nucci e Pastecchia “le ultime posizioni e i toni del Pd locale sul tema della sicurezza sono propri di un’opposizione che non avendo altri argomenti, agita come specchietti per le allodole, nei confronti d’un elettorato ormai disilluso, l’ordinanza anti bivacco, anti prostituzione, pur sapendo che in verità tali attività allo il solo scopo di migliorare la qualità della vita dei falconaresi”.

I quattro consiglieri invitano comunque la giunta e il sindaco “a proseguire sulla rotta già tracciata a quella del nostro Governo in materia di sicurezza”.